Senato della Repubblica III legislatura: disegno di legge n°124 d’iniziativa del Senatore Sturzo comunicato alla Presidenza il 16 settembre 1958 : Disposizioni riguardanti i partiti politici ed i candidati alle elezioni politiche e amministrative.

Questo è il titolo della proposta che il Senatore Luigi Sturzo,( già Prosindaco di Caltagirone, Vice Presidente dell’ANCI dal 1904, fondatore del Partito Popolare, Padre della Patria antifascista, coscienza critica dell’Italia postbellica) formulò su due capisaldi costituzionali: l’art.49 “ Tutti i cittadini hanno diritto ad associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale” e l’art. 67 “ Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.

La proposta è di una semplicità disarmante: dare ai partiti, allora come oggi mere associazioni di fatto, una personalità giuridica attraverso il deposito dello statuto alla Cancelleria del tribunale civile del luogo in cui hanno sede legale (art.1) ed ogni anno presentare alla stessa Cancelleria il rendiconto delle entrate e delle uscite (art.2).

Non sfugga, per la modestia dell’enunciazione, la portata rivoluzionaria di tale proposta: la pubblicizzazione della vita finanziaria di un partito ne rende esplicite e certe le risorse e ne sottopone direttamente ai rigori della legge ordinaria ogni violazione e malversazione, sia su istanza privata che d’ufficio.

Altra regolamentazione davanti al tribunale sono le rendicontazioni delle spese elettorali dei candidati (art.6).

Dice Sturzo nella relazione di accompagnamento: “ Non ho previsto il caso che lo statuto dei partiti contenga disposizioni non consone al metodo democratico prescritto dalla Costituzione, perché manca fino ad oggi, una definizione che possa giuridicamente fare stato per ciò che precisa il metodo democratico e quali possano essere gli effetti legali di una violazione od omissione” rimandando ad una futura discussione la definizione di tale aspetto che attiene alla democrazia esterna ed interna dei partiti.

Siamo alla vigilia dell’ ultimo atto del lungo iter parlamentare della riduzione del numero di deputati e senatori, che avrà conseguenze incisive sulla politica italiana: meno parlamentari comporterà una semplificazione per esempio della produzione legislativa, oggi una vera e proprio bulimia di atti normativi, procedure, decreti attuativi, che ogni parlamentare si sente in dovere di elaborare, proporre, emendare, se non altro per giustificare i copiosi emolumenti percepiti.

Dovrà cambiare anche il modo di fare le leggi, riducendo i poteri delle commissioni in sede deliberante e riorganizzare i regolamenti relativi.

Sicuramente la legge elettorale dovrà avere una caratura proporzionalistica per garantire un’equa rappresentanza ed il ridisegno dei collegi comporterà un’attenzione particolare per non danneggiare o favorire qualcuno.

Insomma, senza toccare la Costituzione dopo i nefasti tentativi pregressi, si avvieranno delle riforme pragmatiche e sostanziali, la cui portata ancora non è nettamente calcolabile; ma allora perché non attuare finalmente l’art.49 della Costituzione e creare un sistema di partiti degno di questo nome? Si teme di strafare nell’interesse dei cittadini?

Francesco Chiucchiurlotto