«È stato già scritto molto intorno alla vicenda della comparsa, nel centro storico di Bagnaia, di un cartello volgare, offensivo, intimidatorio e (per dirlo in una parola) maschilista. Un banale problema di parcheggio che – comunica il Partito della Rifondazione Comunista, Sinistra Europea, Circolo di Viterbo  – si è tradotto in un’inaudita esibizione sgrammaticata di violenza. Al netto delle sgrammaticature, in sintesi il messaggio di quella scritta è che è colpa della madre se suo figlio invece di picchiare, come dovrebbe, la propria moglie infedele, sceglie poco virilmente di parcheggiare l’automobile in modo inadeguato.

Il cartello è stato presto rimosso, la notizia per un po’ è circolata su giornali e siti di livello nazionale, c’è stata qualche giusta presa di posizione di condanna del gesto da parte di alcune personalità della vita politica e culturale viterbese (accolte un po’ freddamente dall’opinione pubblica, a dire il vero), e il problema è rientrato.

Noi, nel condannare fermamente l’accaduto, suggeriamo di fare un passo in più, e di chiedersi se quella scritta ignobile non sia in qualche modo la raffigurazione plastica di alcune tendenze della fase politica in cui ci troviamo a muoverci, anche a Viterbo.

Il dileggio e l’insulto assurti a prassi comunicativa, l’odio verso il diverso, la paura della condivisione e della solidarietà, una cultura innervata di maschilismo e di machismo (a proposito, che fine hanno fatto i centri antiviolenza?).

Non vorremmo che quello schifo di cartello sia trattato solo come un problema di decoro urbano».

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