«Pur se il deplorevole accaduto di giovedì 25, durante la cerimonia per la cosiddetta liberazione, costituisce la perfetta conferma di ciò che CasaPound Italia sostiene da sempre riguardo l’ANPI e la spropositata importanza resa ad un’associazione che fa politica – senza aver mai preso un voto – grazie a lauti quanto ingiustificati finanziamenti pubblici a pioggia ed a sconsiderate porte aperte sui media, è sconcertante leggere su alcuni organi di stampa come oggi sia il signor Mezzetti che la sinistra viterbese al gran completo tentino di camuffare la sostanza di quanto successo.

Particolarmente deliranti – commentano da CasaPound – alcuni comunicati, che arrivano a prendersela addirittura con la stampa che ha riportato l’accaduto, colpevole secondo cotanta intellighenzia di aver fatto passare in secondo piano le folle oceaniche – presenti forse nei loro sogni – che si sarebbero riversate in piazza l’altro ieri.
Ma andiamo per ordine.
Al netto della legittima protesta di un aviere in congedo presente nel drappello delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma riguardo il vero e proprio comizio politico tenuto dal presidente dell’ANPI viterbese contro il governo – in special modo contro il ministro dell’Interno – la discriminante che questi personaggi da avanspettacolo tendono a far cadere nel dimenticatoio è che il signor Mezzetti abbia tentato una neanche tanto velata difesa del terrorismo jihadista, causato, secondo una lettura piuttosto comune a sinistra, anche dalla presenza dei nostri militari all’estero, fattore reputato complementare ad altre motivazioni e derivante da una profonda ignoranza dei compiti che assumono i nostri militari nelle missioni.
È stata questa chiara ed inequivocabile affermazione che ha fatto assumere al comandante Riccó la decisione di abbandonare la cerimonia, il resto è fuffa. Fermo restando il fatto – è bene chiarirlo – che per quanto riguarda CasaPound Italia a quelle missioni in ambito NATO e/o a supporto della politica imperialistica USA l’Italia non dovrebbe più partecipare, ma questo è un altro discorso.
L’ambiguità delle sinistre su questa vicenda testimonia una latente consapevolezza di quanto tale ricorrenza sia divisiva, faziosa e orgogliosamente di parte, esatta ragion per cui non può restare elevata al rango di festività nazionale, non facendo parte del sentire comune più profondo degli italiani. Esse lamentano incredibilmente la scarsa partecipazione a questa ricorrenza da parte dei politici e delle istituzioni salvo poi contestarne spesso e volentieri la presenza, come avvenuto nel corso degli anni ed in ultimo a Roma l’altro ieri nei confronti della Raggi. Testimonianza di come questa ricorrenza venga esclusivamente usata tipo una sorta di ricatto morale nei confronti di chi non la pensi come loro. Una “festa” che riesce tra l’altro nello strabiliante intento di dividere anche gli stessi partecipanti, vedi le solite contestazioni alla Brigata Ebraica.
Una festa nazionale dev’essere per definizione stessa dotata dei crismi di unitarietà, concordia e reciproco rispetto, impossibili da rintracciare ove si tenti a piè sospinto un’antistorica sopraffazione ideologica che non ha ragion d’esistere.
Ed è in questa circostanza che ci pare opportuno caldeggiarne l’abolizione in favore di una reale sacralizzazione del 4 novembre».
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