PROVINCIA – A corollario del Consiglio Comunità Montana Alta Tuscia Laziale che ha discusso ed approvato all’unanimità l’istituzione di una commissione per instaurazione servizi associati, il Sindaco di Acquapendente Dottor Angelo Ghinassi ha posto all’attenzione una lettera nelle quale sono evidenziate due punti fondamentali per il rilancio e sostegno delle aree interne, ossia la sanità e la scuola.

“Concordo pienamente con il testo”, sottolinea il Presidente dell’Ente Giuliano Giuliani, “e mi sembra opportuno evidenziare che l’Ospedale non è solo di Acquapendente ma è di tutti i Comuni della zona e spetta anche a quest’ultimi la difesa delle sue sorti. Anche se il Sindaco è il responsabile sanitario del Comune, tutti i Sindaci devono comunque interagire con quest’ultimo per il funzionamento ottimale dello stesso”. “Concordo con il Presidente”, sostiene il consigliere Piero Camilli, “su quanto da lui proposto essendo l’Ospedale non solo di Acquapendente ma di tutto il comprensorio”.

Seppur non essendo il problema dell’Ospedale all’Ordine del Giorno, il Consiglio decide all’unanimità che sia giusta e doverosa la partecipazione di tutti i Comuni limitrofi ed in particolare della Comunità Montana con il suo comprensorio. Il Presidente Giuliani chiede infine a tutti i Sindaci di indicare un consigliere che possa partecipare, con delega da parte del Sindaco, alla costituzione della commissione per il rilancio sostegno della sanità e dell’Ospedale di Acquapendente. Al termine della seduta il Consiglio Comunità consegna agli organi di stampa presenti alla seduta l’allegato che sarà inserito nella Delibera 14 dal titolo “Il sistema sanitario dell’Alta Tuscia e l’Ospedale di Acquapendente”.

Ecco il testo integrale: “I recenti tragici eventi che hanno di fatto cancellato interi paesi del centro Italia, hanno riproposto al centro e con forza il tema delle cosiddette aree interne e della salvaguardia dei piccoli comuni. Le aree interne sono fondamentali per la tutela dell’identità culturale e l’integrità fisica del territorio. Custodiscono un importante patrimonio storico, architettonico, culturale e identitario e sono per propria natura, storia e struttura, produttrici di coesione sociale e senso di comunità. Un parte di queste aree ha subito, nel corso dei decenni, un graduale processo di marginalizzazione caratterizzato da: perdita della popolazione, riduzione dell’offerta di servizi collettivi, calo dell’occupazione e dell’utilizzo del territorio, dissesto idrogeologico, degrado ed abbandono del patrimonio insediativo. E’ dunque evidente che l’intervento pubblico da mettere in campo deve tenere conto delle differenze in termini di potenzialità di sviluppo, aiutando i territorio più “deboli” attraverso azioni volte al miglioramento dei servizi collettivi e misure compensative. Superando la logica dei numeri ed attuando una politica di decentramento e distribuzione dei servizio. In particolare, due sono i pilastri su cui deve reggersi il rilancio ed il sostegno delle aree interne: la sanità e la scuola. La situazione del sistema sanitario dell’Alta Tuscia e, in particolare, le criticità afferenti all’Ospedale di Acquapendente, sollecitano i Comuni della Comunità Montana dell’Alta Tuscia Laziale ad assumere un approccio propulsivo e proattivo nei confronti della Asl di Viterbo, al fine di individuare soluzioni, anche innovative, per fronteggiare in maniera risolutiva la crisi del sistema sanitario che, come noto, ha preso avvio alcuni anni fa ma che, allo stato, nonostante gli interventi effettuati, è ben lontana dall’essere superata.

Le problematiche principali riguardano i servizi sul territorio, in particolare quelli rivolti ai pazienti cronici, sia di tipo ambulatoriale che domiciliare, l’Ospedale di Acquapendente, disastrato sia sotto il profilo della struttura e della pianta organica, in particolare per quanto riguarda i medici, l’inadeguatezza dei consultori di Acquapendente e Valentano. In sostanza c’è bisogno di attuare una rete sanitaria che realizzi la piena continuità ospedale-territorio: le strutture territoriali rivestono un ruolo centrale nel contenimento dei ricoveri ospedalieri inappropriati. Riconoscendo non solo formalmente ma anche nella sostanza all’Ospedale lo status di zona particolarmente disagiata, attuando quanto prevede il decreto Balduzzi (decreta legge n. 158 del 13 settembre 2012, c.d. “decreto omnibus” per la sanità): “In questi presidi ospedalieri occorre garantire una attività di pronto soccorso con la conseguente disponibilità dei necessari servizi di supporto attività di medicina interna, di chirurgia generale ridotta.

Sono strutture a basso volume di attività con funzioni chirurgiche non prettamente di emergenza, con un numero di casi troppo basso per garantire la sicurezza dei ricoveri anche in relazione ai volumi per il mantenimento della skill e delle competenze e che incidono pesantemente sulle tipologie di investimento richieste dalla sanità moderna, devono essere integrati nella rete ospedaliera di area disagiata e devono essere dotati indicativamente di : 1) un reparto di 20 posti letto di medicina generale con un proprio organico di medici ed infermieri; 2) Una chirurgia elettivo ridotto ch effettua interventi in day surgery eventualmente in week surgery con la possibilità di appoggio nei letti di medicina (obiettivo massimo di 70% di occupazione dei posti letto per avere disponibilità dei casi imprevisti) per i casi che non possono essere dimessi in giornata, la copertura in pronta disponibilità, per il restante orario, da parte dell’equipe chirurgica garantisce un supporto specifico in casi risolvibili in loco; 3) Un pronto soccorso presieduto da un organico medico dedicato all’emergenza –urgenza, inquadrato nella disciplina specifica così come prevista dal D.M. 30.01.1998 (Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza), e, da un punto di vista organizzativo, integrata alla struttura complessa del DEA di riferimento che garantisce il servizio e l’aggiornamento relativo. E’ organizzata in particolare la possibilità di eseguire indagini radiologiche con trasmissione di immagine collegata in rete al centro hub a spoke più vicino, indagini laboratoristiche in pronto soccorso. E’ predisposto un protocollo che disciplini i trasporti secondari dell’Ospedale di zona particolarmente disagiata al centro Spoke hub. E’ prevista la presenza di una emoteca. Il personale deve essere assicurato a rotazione dall’ospedale hub o spoke più vicino. Per affrontare in concreto questi temi si ritiene opportuno convocare una Conferenza dei Servizi con la ASL di Viterbo, la Regione Lazio ed i Comuni dell’Alta Tuscia Laziale. Infatti, ad integrazione delle azioni che potranno essere avviate nell’ambito del Comitato ristretto dei sindaci, ove è membro il Sindaco di Acquapendente, si ritiene che, in considerazione delle peculiarità e specificità delle problematiche dell’Alta Tuscia (zona disagiata) sia necessario un confronto specifico con tutti i soggetti interessati”.

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