VITERBO – “Ci sono una serie di dicotomie strutturali che costellano il contesto politico e sociale con il quale noi cittadini siamo chiamati a fare i conti. La nostra società, così come tutte le società più avanzate, deve affrontare alcune sfide che vedono contrapposte istanze diverse: la tensione tra orientamento locale e globale; la tensione tra tradizione e modernità; quella stimolo alla competizione e uguaglianza delle opportunità; la tensione tra lo sviluppo esponenziale delle conoscenze e la capacità di adeguarvisi, assimilandole.

 

Affrontare queste tensioni genera evoluzione, obbligando il ragionamento e la ricerca critica delle condotte ancora attuabili e dei criteri invece obsoleti e dannosi È assodato che per operare nel nostro Paese è un compito arduo a causa del gran numero di leggi e di un sistema burocratico elefantiaco e contraddittorio. La “Bassanini”, meglio conosciuta come legge sulla semplificazione amministrativa, ha fallito il suo compito: l’intenzione politica era buona ma la sua attuazione ha moltiplicato le procedure e appesantito la mole di lavoro cartaceo e telematico.

 

Un altro aspetto da rivedere è il passaggio della responsabilità dalla politica alla dirigenza della P.a., scelta che ha rallentato i già lenti processi decisionali, dovendo essere assunti da una burocrazia poco efficiente e che ha favorito anche diverse forme di corruzione. Questo fenomeno ha l’aggravante che alcuni aspetti qualificanti della riforma, come la dichiarazione patrimoniale della dirigenza, non sono stati attuati. Un altro aspetto di fondamentale importanza sul quale riflettere è quello relativo alle modalità adottate per l’utilizzazione dei fondi messi a disposizione dalla Comunità europea. Le procedure emanate per l’erogazione dei fondi, infatti, lasciano troppa discrezionalità agli uffici preposti alla valutazione, soprattutto perché il controllo e il monitoraggio sono quasi inesistenti. Occorre ripensare questa politica cercando di alleggerire le procedure, allargando la platea delle imprese beneficiarie, rendendo automatico l’utilizzo del beneficio, per evitare forme di corruzione, intensificando i controlli su coloro che si avvantaggiano del beneficio.

 

Dove la risorsa umana, il sapere e la tecnologia sono valorizzati, aumentano lo sviluppo e il benessere sociale. Nessuno meglio di chi lavora all’interno di un’associazione di categoria quale Confartigianato ha ben chiaro questo principio, consapevole di dover combattere quelle mentalità che vedono nel cambiamento la fine dell’uniformità e la creazione di disuguaglianze. Stessa cosa vale per la visione globale e integrata delle economie e delle società, che non va intesa come una forma di colonizzazione e di dissipazione del patrimonio culturale locale. Ai nostri giorni nei sistemi economici la produzione è sempre più collegata alla conoscenza: i nuovi poveri sono i cittadini senza competenze o quelli le cui competenze, non adeguate ai tempi, sono obsolete. La scuola deve rivedere il suo ruolo spostando la sua missione dall’insegnamento all’apprendimento. La competenza di base non è costituita solo dai saperi critici e dalle capacità di apprendimento, ma anche dall’attitudine a rendere operative le conoscenze acquisite. La politica, a sua volta, deve favorire il processo per cui la scuola si apra agli stimoli che vengono dal territorio in cui è inserita.

 

Va definitivamente realizzata la pari dignità tra scuola e formazione professionale, la contiguità tra professionalità e cultura, la fine del monopolio scolastico dello spazio destinato alla formazione e la nascita dell’ecosistema formativo di cui l’istituto scolastico autonomo è attore privilegiato ma non solitario. In altre parole il sistema scuola deve trovare un nuovo modo di vivere l’universo popolato dalle innumerevoli istanze educative. Accanto all’apprendimento formale si diffonde, infatti lì apprendimento non formale e informale. La formazione ha ormai travalicato gli anacronistici confini di tempo e spazio: lifelong learning, l’apprendimento lungo l’intero arco della vita, non è più solo un auspicio, è realtà”.

 

Il Presidente Confartigianato Viterbo
Stefano Signori (foto)

Commenta con il tuo account Facebook