Roberta Lombardi
Roberta Lombardi

“Con il Decreto ‘Cura Italia’ il Governo Conte ha disposto, tra le varie misure per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, la possibilità per la sanità pubblica di requisire ospedali e cliniche private fino al prossimo 31 luglio, termine indicato per l’attuale stato di emergenza. Questa disposizione potrebbe essere un primo tentativo, un seme prezioso su cui far germogliare quel processo in grado rimettere la sanità pubblica al centro dell’agenda politica. Per onestà intellettuale, dobbiamo però dire che questo provvedimento emergenziale non sarà a costo zero per lo Stato, visto che i proprietari delle strutture requisite riceveranno un indennizzo pari al ‘100 per cento di questo valore’”.

Così Roberta Lombardi, presidente del gruppo consiliare M5S del Lazio, sul suo blog dell’HuffingtonPost.it riportato anche su Facebook.

“Dobbiamo pertanto fare molta attenzione affinché questo ‘esproprio di Stato’ non si trasformi da operazione nata con un intento benevolo in una un’ulteriore occasione di spreco di denaro pubblico. Sarebbe un paradosso, e un nuovo schiaffo, dopo decenni di saccheggio già subiti dalla sanità pubblica a vantaggio di quella privata. In Spagna il Governo ha fatto una cosa simile ma in maniera più perentoria: ha disposto che entro 48 ore aziende e privati del settore sanitario dovessero portare all’attenzione delle Autorità pubbliche i materiali disponibili (attrezzature diagnostiche, guanti, mascherine ecc.) da destinare al Sistema Sanitario Nazionale minacciando sanzioni per coloro che non lo avessero fatto”.

“Credo che in una situazione come questa, e da questo momento in poi, sia giusto che lo Stato torni a far sentire la propria voce in modo forte. Non solo per il carattere straordinario di quello che stiamo vivendo ma anche per compensare tutte le volte che in passato non ha avuto il coraggio di urlare: “Basta!” davanti alla progressiva avanzata degli interessi privati e particolaristici che hanno eroso il servizio sanitario pubblico”.

E prosegue Lombardi: “Ma come siamo arrivati a questo punto? C’è una data di inizio: il 1992. È l’anno in cui l’allora Governo Ciampi con il decreto legislativo 502/92 ha trasformato le USL, Unità Sanitarie Locali, facenti capo ai Comuni, in ASL, Aziende Sanitarie Locali. Viene introdotto così nella sanità pubblica quel modello di gestione aziendalistica in cui le strutture private possono operare a spese delle casse pubbliche se accreditate dalle Regioni, alle quali nel frattempo è stata demandata la competenza in materia sanitaria.Come si può vincolare ad un modello aziendalistico, per sua natura votato al profitto, un bene primario come la salute, che infatti figura tra i diritti fondamentali della nostra Costituzione (articolo 32)?! Ecco perché quelli che oggi, in Italia o in Spagna, vengono definiti ‘espropri di Stato’ dopo anni di feroce privatizzazione in cui sono stati i cittadini ad essere espropriati del proprio diritto alla salute, in verità non sono altro che un legittimo atto di riappropriazione collettiva.

E questa – conclude la portavoce 5stelle – dev’essere la terapia d’urto, se vogliamo arrestare l’agonia della nostra sanità pubblica iniziata circa 30 anni fa”.

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