Quanto ha inciso finora la pandemia sulla salute e sulla sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori della Tuscia? Alla domanda risponde la Uil di Viterbo, attraverso un approfondimento dedicato alle infezioni contratte sul lavoro da gennaio a dicembre 2020. I dati non sono rassicuranti, anzi mostrano un preoccupante incremento negli ultimi tre mesi. Se a fine ottobre le denunce di infortunio sul lavoro da Covid censite dagli uffici dell’Inail erano 122, a fine novembre avevano sfondato il tetto delle duecento unità, per la precisione 237. E a fine dicembre sono arrivate a 316.

“Praticamente – spiega Giancarlo Turchetti, Segretario della Uil di Viterbo –  in soli tre mesi questa specifica tipologia di infortunio sul lavoro è aumentata di 194 unità. Una cifra che equivale al 4,3 per cento di tutti i contagi registrati nel Lazio”.

Dall’approfondimento della Uil di Viterbo emerge che il numero più elevato di infezioni si è registrato tra le donne con 195 casi, 121 quelli tra gli uomini. La fascia di età più colpita è stata quella tra i 50 e i 64 anni con 120 casi, seguita da quella tra i 35 e i 49 anni con 115 segnalazioni. Mentre tra gli under 34 i contagi sono stati 76 e tra gli over 64 cinque. Nessuna segnalazione si è fortunatamente trasformata in decesso. Ma nel Lazio in dodici mesi sono state 28 le morti a seguito del contagio da coronavirus sul posto di lavoro. Sempre nella regione l’anno si è chiuso con 7381 denunce all’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro sul lavoro. Operatori socio sanitari e socio assistenziali, medici e infermieri le professionalità più esposte.

“La Tuscia – aggiunge l’esponente sindacale – dopo Roma (5863 denunce), Latina (487), Frosinone (471) e prima di Rieti (244) è stata la terza area dove il virus ha creato più disagi tra i lavoratori e le lavoratrici. E questo è accaduto soprattutto durante la seconda ondata pandemica”.

“Non sappiamo cosa accadrà nei prossimi mesi – conclude Turchetti – E presto infatti per dire che ci siamo lasciati alle spalle la fase peggiore. Certo è che i dati purtroppo saranno destinati a crescere per effetto del loro consolidamento. E’ anche certo che la campagna vaccinale, anche se ha già subito un rallentamento, offrirà protezione alle categorie finora più esposte al covid. Un fatto però è certo: quanto accaduto nei dodici mesi dello scorso anno ha riproposto in tutta la sua centralità il tema della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro. Un argomento che la Uil, dal nazionale, al regionale, fino ai territori, è costantemente impegnata per scongiurare sempre di più i rischi e i pericoli che i lavoratori vivono quotidianamente. Ma il lavoratore è un cittadino, una persona. Visto da questa prospettiva il problema investe la sanità e la necessità di ridisegnarla complessivamente. Non a caso il Segretario generale Pierpaolo Bombardieri chiede ripetutamente alla politica di accedere ai fondi del Mes”.