Da oltre 432mila a poco più 194mila. Un calo complessivo di 238mila unità. Il terzo valore più alto dopo Roma e Frosinone. Mancati incassi per 500mila euro. Sono questi in sintesi i numeri che emergono dal dossier elaborato dalla Uil del Lazio e dall’Eures per quantificare le ricadute della pandemia nel mondo della cultura. Un dossier che la Uil di Viterbo ha rielaborato focalizzando l’attenzione sui musei e sulle aree archeologiche della Tuscia.

Delle 97 aree di interesse culturale del Lazio censite dal Mibact – che nel 2020 hanno ospitato quasi cinque milioni di visitatori, concentrati soprattutto nei siti romani – diciotto ricadono nella provincia di Viterbo: di esse nove sono gratuite e altrettante a pagamento. Il confronto tra il 2019 e il 2020 è impietoso e fotografa un settore messo in ginocchio dalle pur necessarie misure di contenimento della corsa del virus. Lockdown e zone rosse hanno impattato su un settore che ha così conosciuto la peggior crisi della sua storia. Un dato su scala regionale mette bene a fuoco la situazione: erano stati oltre 25 milioni i visitatori dei siti del Lazio nel 2019, poco meno di cinque milioni nell’anno della pandemia.

“Concentrandoci sulla nostra area – spiega Giancarlo Turchetti, Segretario generale della Uil di Viterbo – scopriamo che nel 2020 i nostri siti e luoghi di interesse culturale hanno registrato cali di visite con punte dell’86% per cento rispetto al 2019. È il caso della Necropoli “Madonna dell’Olivo” di Tuscania, che da 738 ingressi nel 2019 ne ha fatti registrare 105 nell’anno del Covid. Identico destino per il museo Archeologico dell’Agro Falisco e Forte Sangallo a Civita Castellana, che nel 2020 ha perso oltre 6.600 visitatori, con un calo del 76,7%. Nel capoluogo è il Museo Nazionale Etrusco di Rocca Albornoz a mostrare la riduzione più forte, passando dalle 9.343 visite del 2019 alle 2.437 del 2020, meno 73,9 per cento”.

Scorrendo il dossier la lista è lunga: Villa Lante Bagnaia ha perso più di 40 mila turisti (da 84.580 a 43.943), a Palazzo Farnese a Caprarola sono entrate quasi 45 mila persone in meno (da 86.931 a 42.427), al Museo Archeologico di Tarquinia i visitatori sono stati addirittura 60 mila di meno (da 82.349 a 23.342) e il Santuario della Madonna della Quercia ha registrato 24 mila ingressi in meno (da 37.050 a 13.150).

Tutto ciò si è tradotto in incassi dimezzati: se nel 2019 i turisti avevano lasciato nelle casse dei musei della Tuscia oltre un milione di euro (1.098.165 euro), la scure del Covid li ha fatti scendere a 597.230 euro nel 2020. Così, citando alcuni dei siti, da un anno all’altro, gli incassi di Palazzo Farnese sono passati da 274 mila a 152 mila euro, il circuito archeologico di Tarquinia da 220 mila a 99 mila, Villa Lante Bagnaia da 209 mila a 111 mila euro.

“Il settore della cultura nella Tuscia ha subito una crisi senza precedenti – conclude Turchetti – Per noi è chiaro che servono ancora aiuti e supporti per le donne e gli uomini che lavorano in questo campo, anche in questa fase in cui il virus ha rallentato la corsa e che le riaperture stanno portando il Paese verso un ritorno alla normalità”.