Il “cupio dissolvi”, – desidero dissolvermi – al di là del significato che la Patristica ha dato alla frase di Paolo di Tarso sul suo desiderio di ricongiungersi a Cristo e quindi di sciogliersi in Lui, nella vulgata laica significa il desiderio autodistruttivo, la pulsione suicida, di una persona o un organismo anche collettivo, come di recente si può dire del nostro Parlamento ed i nostri partiti.

La standing ovation che ha accolto Mario Draghi alla Camera dei deputati, è la palese misura di un vaneggiamento politico arrivato alle sue estreme conseguenze e che ieri mattina si è intriso di ipocrisia, sensi di colpa, confusione e pressappochismo, che non può non avere conseguenze per tutti; naturalmente negative.

Draghi è il meglio che abbiamo sia a livello nazionale che internazionale?

Il meglio nelle dinamiche finanziarie ed economiche e nel rapporto con i partners europei?

Il meglio nella sobrietà istituzionale e nelle garanzie costituzionali?

Il momento è dei peggiori per la congiuntura sanitaria, economica, climatica, bellica?

C’è urgentissimo bisogno di una nuova legge elettorale, di riforme istituzionali, di semplificazioni procedurali, di portare a positivo compimento il PNRR, le decine di leggi avviate, di una nuova legge finanziaria che metta al sicuro il Paese?

Domande retoriche su questioni che non contano affatto o poco, per chi cerca appigli di sopravvivenza al proprio destino politico e personale, per chi insegue leadership improbabili, per chi sogna revival o riscatti impossibili, per chi vuole finalmente misurarsi con il comando.

L’azzardo più grande e quasi incomprensibile è l’attribuzione di qualità taumaturgiche all’elettorato italiano; la parola al popolo, che è alla base della nostra e di ogni democrazia liberale ed occidentale, non dovrebbe avvenire nella serenità del giudizio e nella conoscenza approfondita dei problemi e delle scelte, con i tempi giusti sia per conquistare l’interesse, la partecipazione, il confronto?

Il 25 settembre in una sola giornata di voto, nel bel mezzo della stagione più torrida di sempre, nella fase più acuta di un assenteismo diffuso e di una sfiducia nelle istituzioni inusitata, con una legge elettorale complicata ed inefficace, visto l’esito della XVIII legislatura, cosa ci si può aspettare di buono se anche il richiamo alla Nazione non serve?

Intanto registriamo le scosse di assestamento dopo il sisma che ha colpito tutti: il campo largo del PD è preda del dileggio di giochi di parole sino al “camposanto”; i 5stelle si consumano nella loro deriva velleitaria; il Salvini si inventa l’ultima carta populista; il Cav sogna la sua terza o quarta stagione on stage; la Meloni assurge agli altari: Santa subito!

Sulla porta dello studio di Piero Gobetti a Torino c’era scritto: – Che ho a che fare io con gli schiavi? – stigmatizzando la vile classe politica dei suoi tempi, che poi Mussolini avrebbe ridotto in polpette.

Oggi se Mario Draghi avesse voglia di sintetizzare quanto gli è toccato, farebbe un tweet in analogia a quella frase:

– Che ho a che fare io con …?

I puntini di sospensione sono a vostra disposizione: ognuno si sforzi di completare la frase.

Francesco Chiucchiurlotto

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