“Questa mattina ho partecipato ad una riunione con gli amministratori locali organizzata dalla Provincia di Viterbo per discutere dei 22 siti della Tuscia individuati nella Carta nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee alla localizzazione del Deposito unico dei rifiuti radioattivi. Ho ribadito l’apprezzamento nei confronti del Governo, che si sta impegnando per porre fine ai ritardi nella ricerca di un deposito nazionale per lo smaltimento delle scorie nucleari, ma ho anche confermato che il territorio del Lazio presenta già un quadro fortemente impattante legato all’inquinamento nucleare di origine industriale e medica. Questa regione ospita la ex centrale nucleare di Borgo Sabotino, in provincia di Latina, oltre al Centro Ricerche dell’Enea Casaccia, nel Comune di Roma, dove sono custoditi i rifiuti speciali ospedalieri e vengono svolte attività per lo studio e la ricerca sulla medicina nucleare. E in provincia di Viterbo è presente anche la centrale di Montalto di Castro, progettata e costruita nei primi anni 80 con due reattori nucleari e poi riconvertita in centrale termoelettrica dopo il referendum del 1987 con cui l’Italia abbandonò il nucleare.

Ora è importante chiudere questa stagione in piena sicurezza con l’individuazione di un deposito nazionale, ma resta fondamentale la partecipazione e il confronto con le amministrazioni locali per condividere una scelta che avrà una notevole ricaduta sul territorio. La Tuscia viterbese ha una forte vocazione agricola e turistica, in quell’area sono presenti numerosi vincoli archeologici e paesaggistici: condizioni che non consentono la realizzazione di grandi impianti con un rilevante impatto sull’ambiente. Inoltre il recente Piano regionale sui Rifiuti non individua aree idonee ad ospitare un centro di stoccaggio delle scorie nucleari. Infine bisognerebbe tener conto anche della distanza dalla capitale del Paese per opportune valutazioni di sicurezza nazionale”.

 

È quanto dichiara Massimiliano Valeriani, assessore al Ciclo dei Rifiuti della Regione Lazio.