VITERBO – “La maledizione della sinistra è in piena attività, dopo il suicidio politico di SEL anche il Centro Sinistra è deciso a non essere da meno e vanificare un risultato elettorale clamoroso e forse irripetibile. Quello che sta succedendo nei gruppi consiliari di maggioranza in Consiglio Comunale in questi giorni ha del surreale.

 

Il gruppo del PD spaccato almeno in due, ma credo che la frattura sia multipla (nel gruppo dei sette in realtà convivono più anime, i regionalisti, i nipotini della tradizione comunista, i cattolici integralisti, gli scontenti per i torti subiti, solo infine i renziani e più suggeritori), analoga spaccatura in Oltre le Mura per protagonismi mai sopiti.

 

Un gioco a rimpiattino sulle deleghe e sugli incarichi neanche fini a se stessi, ma solo alla ricerca di equilibri impossibili perché basati sul niente. Un’amministrazione incapace di proporre e imporre scelte programmatiche chiare e ben delineate negli obiettivi e nei tempi di realizzazione. Un Sindaco sempre più prigioniero delle logiche autoreferenziali del Consiglio (la trovata che gli assessori debbano essere individuati solo tra gli eletti e per di più con il maggior numero di preferenze è un obbrobrio contrario allo spirito della legge che priva l’amministrazione della possibilità di individuare le figure più utili al raggiungimento degli obiettivi e alla realizzazione dei programmi).

 

Ma qui sta il punto. Quali sono i programmi e quali gli obbiettivi da perseguire? A due anni dalla elezione si è assistito a due rimpasti al cambio delle deleghe tra gli stessi assessori, ora alla riduzione degli assessorati dopo che si era optato per l’allargamento a nove e soprattutto alla fine del ruolo dei partiti (sono tutte liste civiche a sostenere il Sindaco) e laddove ancora resisteva una formazione politica, è il caso del PD, alla disgregazione del rapporto tra partito e gruppo consiliare e alla frantumazione dello stesso gruppo.

 

Per il Harakiri ce n’è abbastanza, forse l’unica cosa che manca è il coraggio di farla finita e di ammettere di essere inadeguati e di aver fatto nascere illusioni e aver cullato sogni di riscossa morale e di capacità amministrativa. Mi dicevo deluso da SEL per aver spento un’idea di amministrazione in grado di produrre cambiamenti incisivi, ma si trattava pur sempre di una forza politica minoritaria, ma se è tutto il centro sinistra a fallire il rammarico è più profondo e sconcertante.

 

Strana città Viterbo, in cui la componente renziana gioca a fare la sinistra DEM, divisa, confusa, minoritaria, litigiosa e la componente meno significativamente rappresentativa della svolta voluta da Renzi cerca di apparire paladina della capacità di amministrare. Cerca appunto, perché culturalmente ancorata ad una tradizione amministrativa datata e conservatrice del sistema di potere che da sempre ha governato Viterbo e priva della carica innovativa e degli strumenti di dinamismo operativo che Renzi ha cercato di immettere nella politica italiana sia nazionale che locale. D’altra parte le elezioni regionali confermano in pieno questo dato. Il PD continua a vincere anche a livello locale trascinato dal gruppo dirigente nazionale renziano, ma come già nelle precedenti regionali con un altro passo (percentuali minori), perché gestito da potentati locali rispetto ai quali il rinnovamento dei gruppi dirigenti è ancora di là da venire o dove, se avvenuto, è fortemente avversato fino all’autolesionismo e alla rimessa in gioco di Berlusconi e della destra leghista, come dimostrano in particolare le elezioni in Liguria”.

 

Marco Faregna

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