Emanuela Dei

«Viene chiamata “querela temeraria” quella messa in atto da politici, manager e aziende atta allo scopo di intimidere e ridurre al silenzio gli operatori dell’informazione. Ogni anno, secondo i dati dell’Osservatorio “Ossigeno per l’informazione” vengono presentate settemila denuce contro i giornalisti, di queste solo il 90% si rivelano fondate. I tempi, naturalmente, per raggiungere un verdetto sono lunghi e il professionista – osserva Emanuela Dei – si ritrova a pagare ingenti spese legali. Dal momento che si viene querelati, poi, inutile dire, che gli articoli o servizi o le inchieste che si stavano svolgendo, sul querelante in questione, vengono sospesi per non dare adito ad ulteriori atti.

L’aricolo “ Salvini? Il problema è di chi resta zitto” pubblicato sul giornale on line Viterbopost in data 03-09-2015 con direttore Andrea Arena e poi Nicola Savino aveva l’unico scopo, in tempi ancora non sospetti, di proporre una critica costruttiva al dilagante trend odio-basato-sulla-paura-del-diverso messo in atto dall’allora Segretario Federale e legale rappresentante della Lega Nord Matteo Salvini. A quei tempi si parlava di rifugiati. Il nostro mestiere di informatori sta nel fatto di porre più punti di vista a confronto e, criticando in modo costruttivo, far sì che il lettore possa elaborare un suo pensiero, facendo anche similitudini con dittatori del passato.

Ricordo, che oltre a querelare, esiste anche il diritto di rettifica: “la facoltà da parte dei soggetti di cui siano state diffuse immagini o ai quali siano stati attribuiti atti, pensieri, affermazioni, dichiarazioni, contrari a verità di richiedere al concessionario privato o alla concessionaria pubblica la diffusione di proprie dichiarazioni di replica, in condizioni paritarie rispetto alle notizie pubblicate.” In poche parole, chiunque si senta chiamato in causa in un articolo può scrivere la sua “verità” senza dover scomodare la legge. Questo atto però non silenzia il giornalista che ha prodotto l’articolo in predenza.

Molti politici e aziende hanno veri e propri arsenali di avvocati e querele nei loro cassetti e querelare significa silenziare il giornalista. Lo scopo reale è questo, più che fargli scontare materialmente una pena. Dal momento in cui si è querelata automaticamente si smette di scrivere sul soggetto querelante e questa è una vittoria, ingiusta, immediata. A Viterbo esistono modeste realtà che fanno informazione. Le più si sostentano per banner pubblicitari e nel momento che una testata giornalistica viene querelata deve mettere a bilancio un possibile risarcimento.

Ad oggi è in aula al Senato il disegno di legge che detta disposizioni in caso di lite temeraria per diffamazione a mezzo stampa. Un solo articolo per intrurre un comma all’art 96 del codice di procedura penale per chi per malafede o colpa grave attivi un giudizio per fini risarcitori per diffamazione a mezzo stampa. Si vogliono così tutelare i giornalisti da azioni giudiziare che hanno lo scopo di ridurlo al silenzio. Il provvedimento fu promosso da Primo di Nicola, giornalista e senatore M5S che negli anno Novanta, sull’Espresso, fu querelato da Massino D’Alema. Il parlamentare quererava il giornalsta per violazione della privacy e chiedeva un risarcimento di danni per un miliardo di lire. La querela fu poi ritirata.

In molti paesi europei, per impedire che molti riducano al silenzio l’informazione, il legislatore ha previsto il versamento di una cauzione da parte di chi deposita la querela, che servirebbe a risarcire il querelato in caso di assoluzione dello stesso. Tale, sarebbe utile anche in Italia.

In ogni modo, quasi lo dimenticavo, la querela promossa da Matteo Salvini nei confronti della giornalista/pubblicista Emanuela Dei per l’artcolo “ Salvini? Il problema è di chi resta zitto” pubblicato sul giornale on line Viterbopost in data 03-09-2015 con direttore Andrea Arena e poi Nicola Savino è stata definitivamente archiviata. Sempre grazie al mio all’avvocato Carlo Mezzetti che riesce a difendere e colpire meglio di uno spadaccino».