FABRICA DI ROMA – “In conformità ai principi costituzionali e comunitari, in ossequio alla volontà popolare, espressa con il referendum del giugno 2011, l’acqua deve essere considerata un bene comune inalienabile, non sottoposto a mercimonio.

 

Nella nostra comunità il patrimonio idrico, acque e fognature, è gestito dal Municipio, con oneri abbastanza accettabili per i cittadini. Al referendum del 2011 la comunità di Fabrica di Roma si è espressa con i seguenti dati: 90% dei votanti contro la privatizzazione dell’acqua e dei profitti sulla gestione del servizio idrico. Dunque, questa comunità, e le amministrazioni che l’hanno rappresentata e la rappresentano, si sono sempre rifiutate di cedere la gestione ad altri enti. Anche l’attuale Amministrazione Scarnati, in carica dal 2011, non vuole in nessun modo entrare in Talete e si sta adoperando in tutte le sedi preposte affinché ciò non avvenga. Tuttavia tra poco tempo la gestione in proprio del bene acqua non sarà più possibile nell’intero territorio italiano.

 

Il recente Decreto Legge del Governo Renzi, meglio conosciuto come “sblocca Italia”, in forza dell’ articolo 7, impone a tutti i Municipi di cedere gratuitamente le reti idriche alle aziende che già gestiscono il 25% del territorio (per il Lazio, ACEA) e fanno profitti a discapito dei servizi e delle famiglie. A metà marzo 2015 la Regione ha eseguito il mandato governativo e ha fatto arrivare sulle scrivanie dei sindaci italiani una lettera che obbliga gli enti comunali a cedere la gestione delle reti ai Gestori Unici. Ecco come in un modo forzoso, da vera e propria dittatura, si scippa alle comunità il bene ACQUA. Nonostante le minacce il Sindaco del Comune di Fabrica di Roma ha dichiarato pubblicamente di voler contrastare con tutti i mezzi legali il provvedimento governativo. Con il servizio comunale, i cittadini di Fabrica pagano 1 metro/cubo di acqua circa 0,50 centesimi di euro; qualora, come si profila, il servizio idrico passerà con la Talete, il costo medio dello stesso metro/cubo arriverà a circa euro 1,40. Di fatto le bollette triplicheranno e i cittadini continueranno a prendere l’acqua nelle “casette”.

 

A parità di consumi, se una famiglia per il 2014 ha pagato una bolletta di 200 euro, rischia di pagarne 600 per il 2015. Le bollette ci verranno recapitate ogni trimestre, comprensive di fasce di consumo, e ai morosi si applicherà il distacco dalla rete idrica, ossia la chiusura forzosa dei rubinetti. Il M5S nazionale, regionale e provinciale, insieme ai Comitati “Acqua Bene Comune”, sta organizzando una risposta delle comunità minacciate dall’esproprio di acqua. A Fabrica di Roma il meetup Cinquestelle, insieme ai cittadini e in modo complementare all’amministrazione pubblica, sta preparando delle iniziative di resistenza al “ furto d’acqua”. Un anno fa la Regione Lazio votò unanimemente un provvedimento legislativo (n.5/2014) che rompe tutti gli odierni sistemi gestionali privatistici, sottraendo l’acqua alle leggi di mercato. Detta legge esplica chiaramente che la gestione dell’acqua deve essere pubblica e amministrata dalle comunità. Quindi, almeno nel Lazio, uno strumento legale per impedire “l’esproprio e il furto d’acqua” esiste. Noi del M5S abbiamo incominciato ad informare i cittadini, in modo da invocare e pretendere che la legge n.5/2014 sia attuata e rispettata. Presto cominceremo una raccolta firme per ribadire la volontà popolare espressa dal referendum del 2011. Non è accettabile aumentare l’acqua per esigenze di mercato, le famiglie italiane sono già in BOLLETTA. “Chi vuole privatizzare l’acqua deve dimostrare di essere anche il padrone delle nuvole, della pioggia, dei ghiacciai, degli arcobaleni” (Erri De Luca)”.

 

M5S Fabica di Roma

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