Giancarlo Turchetti

 

VITERBO – “Il passaggio dal contributo di ingresso al ticket di licenziamento in vigore dal 1 gennaio scorso, dopo lo stop alla mobilità della riforma Fornero del governo Renzi, e all’aumento dei costi a carico delle aziende per l’accesso alla Cassa integrazione, rende più appetibili per le imprese i licenziamenti collettivi rispetto allo sforzo di gestire gli esuberi con la cassa integrazione”. A dichiararlo è Giancarlo Turchetti, Segretario generale della Uil Viterbo, sulla base di uno studio Uil presentato ai quadri del sindacato.

“Con l’abolizione del contributo dello 0,30% – prosegue Giancarlo Turchetti – le imprese hanno minori oneri per circa 72 euro medi annui per ogni lavoratore, mentre la differenza tra il contributo di ingresso per mobilità e il nuovo ticket licenziamento in presenza di un accordo sindacale e di un’anzianità di servizio del lavoratore superiore a 3 anni è pari al 58% in meno (2.024 euro) a lavoratore con minori costi totali di 2.106 euro”.

“Nell’eventualità , invece – spiega il Segretario confederale Uil, Guglielmo Loy – che i licenziamenti collettivi avvengano senza un accordo sindacale i minori costi tra il contributo di ingresso e il ticket si aggira intorno al 38% in meno, 2.598 euro a lavoratore. Uno ‘sconto’ che potrebbe arrivare all’87% nel caso si portasse alle estreme conseguenze il ragionamento: simulando il licenziamento di lavoratori con un’anzianità di sole 12 mensilità, infatti – conclude Guglielmo Loy – i minori costi per l’azienda, in presenza di un accordo sindacale, sarebbero dell’87% (3.014 euro in meno); del 79%, invece, e cioè con un ‘risparmio’ di 5.538 euro a lavoratore, nel caso i licenziamenti si chiudessero senza accordo sindacale”.

La simulazione del sindacato, che ha messo a confronto “vecchi” e nuovi costi per i licenziamenti collettivi, registra, infatti, una “rilevante riduzione” dell’impegno finanziario chiesto alle imprese, che potrebbe oscillare tra il 38% e l’87% in meno, a seconda dell’anzianità di servizio dei lavoratori e in presenza o meno di un accordo sindacale. La platea di riferimento è quella relativa ai 5 milioni di lavoratori impiegati presso 50mila imprese interessate dal vecchio contributo dello 0,30% per l’accesso alla Cigs che le aziende versavano prima del 2017 e che, su uno stipendio medio di 24 mila euro lordi, equivalevano mediamente a 7.340 euro a lavoratore. Il nuovo ticket licenziamento invece è ora pari al 41% del tetto massimo (1.195 euro) di riferimento per il calcolo delle della Naspi pari a 489,95 euro.

Commenta con il tuo account Facebook
Print Friendly, PDF & Email