Saremo domani a 150 dalla nascita di Luigi Sturzo, senza dubbio uno dei nostri Padri della Patria: parlamentare, Sindaco di Caltagirone, Vicepresidente di ANCI dal 1902, uomo politico fondatore del Partito Popolare nel1919; pubblicista attento e controcorrente, un intellettuale critico ma illuminato, dell’Italia agli albori del ‘900.

E’ sempre con stupore e piacere scoprire quanto il suo pensiero, la sua concezione della vita e dell’uomo, anche al di la dell’afflato religioso che gli competeva come prete, conservi un vigore politico ed una lucidità di analisi attualissimi, moderni, utilizzabili anche nell’attuale agone istituzionale denso di trasformazioni epocali, sia per come usciremo dal COVID 19, sia per come padroneggeremo le risorse del PNRR e dei fondi UE.

Ai suoi occhi, il centralismo statale, al quale oggi si aggiunge quello regionale, toglieva respiro agli enti intermedi, impedendo non solo un più armonico sviluppo economico, ma anche quella crescita civile e politica che consentisse la valorizzazione delle migliori energie locali e una più cosciente partecipazione dei cittadini alla vita nazionale.

Sin da questi primi anni del suo impegno sociale, civile e politico, nacque a Caltagìrone il 26 novembre 1871, Sturzo è ben fermo nella condanna della concezione panteista del potere centrale, che impediva il libero sviluppo delle energie locali e degli enti naturali (la famiglia, il Comune, le classi sociali), nonché la realizzazione di uno Stato organico ove avessero spazio e peso tali organismi vitali della società.

In un articolo del 1901 attaccò con eccezionale impeto la concezione dello Stato che “accentra a sé le attribuzioni dei comuni, crea e scioglie le classi (naturale organismo del lavoro e della proprietà), vìola il santuario della religione, si sovrappone al diritto, si sostituisce alle ragioni dei singoli o di altri enti morali, muta la volontà dei testatori, crea le maggioranze fittizie”, inquinando la vita pubblica con l’affarismo, la corruzione e l’immoralità.

Accentramento e uniformità tributaria e finanziaria rappresentavano per Sturzo anche la causa principale del divario tra Nord e Sud.

La rivendicazione delle autonomie comunali è quindi un tema centrale nel pensiero politico di Luigi Sturzo.

Ho in tal senso ancora fresche nelle orecchie le parole di Stefano Bonaccini, Presidente della Regione Emilia e Romagna, quando a Parma qualche giorno fa alla 38esima Assemblea Nazionale di ANCI affermava con orgoglio: “Noi in Emilia e Romagna non facciamo gestione, facciamo programmazione!”

Ma in quante altre Regioni si fa altrettanto? La risposta semplice è che lo si fa in poche e che quasi sempre l’esercizio del potere regionale è di tipo gestionale, accentrativo, clientelare e consociativo.

Ne è esempio anche la partita del PNRR, da tutti definita decisiva, salvo poi tutti a concentrarsi sull’andamento del COVID o sugli 0, virgola% dei sondaggi, o sul totoquirinale; ad oggi non c’è un ruolo decisivo ed equo dei Comuni; per non parlare dei Borghi e Paesi che tanto stavano a cuore a Luigi Sturzo.

Recuperare la sua lezione, e vedremo dalle celebrazioni del 150° l’aria che tira, è decisivo per non fallire questa ennesima prova di buon governo, improntata alla sua visione:” Il Comune alla base di ogni possibile crescita, della persona e del territorio”.

Francesco Chiucchiurlotto