Comitati Non Ce La Beviamo

«Abbiamo appreso – comunicano i comitati “Non ce la Beviamo” – che il 30 Dicembre u.s., in occasione dell’assemblea dell’ATO, è stato approvato a votazione da tutti i Sindaci, tranne quello di Castiglione in Teverina, un documento con il quale si autorizzano gli aumenti delle tariffe dell’acqua del 9% annuo per gli anni 2020-2023,  più il residuo 1,4% per il 2019 (il 7,6 era già in vigore dallo scorso anno ) da applicare eventualmente con effetto retroattivo.

Aumenti che, quindi, scatterebbero automaticamente con la concessione del nuovo prestito di 40.000.000 da parte di ARERA.

A fronte di tale affermazione non è pervenuta alcuna smentita da parte del Sindaco di Viterbo il quale invece, in  un fumoso comunicato stampa uscito ieri  4/1,  sottopone la condizione degli  investimenti agli aumenti, senza chiarire quale sia stato il suo voto alla riunione dell’ATO del 30/12.

La domanda è molto semplice: cosa ha votato SI o NO all’aumento delle tariffe?

C’è anche un altro aspetto molto importante da chiarire: chi aveva in quella riunione la delega al  voto per il Comune di Viterbo?

Il Consigliere Giulio Marini (Forza Italia), assente al momento del voto, o il presente Consigliere Grancini (Fratelli d’Italia)?

Abbia il coraggio di rispondere a queste domande.

Se il Comune di Viterbo avesse votato SI,  avrebbe violato la delibera approvata all’unanimità in Consiglio Comunale che vieta qualsiasi ulteriore aumento delle tariffe dell’acqua  e,  ancor peggio,  avrebbe tradito la fiducia e la volontà dei cittadini.

Caro Sindaco Arena, attendiamo risposte chiare e precise.

Siamo stufi di assistere al gioco delle tre carte, è ora che tutti i Sindaci  si prendano  le responsabilità delle proprie  azioni, a cominciare da lei.

Non è accettabile continuare a dare linfa  alla gestione inefficiente e fallimentare di Talete Spa, contraendo nuovi  prestiti,  facendoli pagare ai cittadini e  per giunta, buttando il sasso e ritirando la mano.

Abbia il coraggio di esplicitare il suo voto, noi siamo già pronti a scendere in piazza».