“Con i se e con i ma la storia non si fa!”

Sin dai banchi di scuola abbiamo sempre accettato questo aforisma, ma poi abbiamo anche convenuto, imparato ed apprezzato che ipotizzare scenari in cui una ipotesi o una diversa interpretazione sollecitino in noi delle riflessioni o ci inducano a far evolvere le nostre posizioni, non sia proprio un inutile esercizio.

Allora: se si votasse oggi molto probabilmente vincerebbe in modo netto un centrodestra formato dai partiti personali di Salvini, Meloni, Berlusconi; al suo interno potrebbe affermarsi, come in una sorta di primarie, la leadership di Giorgia Meloni, ormai da qualche anno in lenta ma costante ascesa, e quindi potrebbe ricevere l’incarico di formare un nuovo governo.

Dei tre leader senza dubbio la Meloni è la più interessante, dopo Berlusconi il cui “sunset boulevard” è sempre più corto e dopo il Salvini di Fatima che suscita interesse quasi soltanto per vedere quel che si inventerà per nutrire la sua macchina di comunicazione mediatica, non a caso denominata “La bestia”.

Gli aspetti che la fanno tale ci riguardano e pongono anche interrogativi più o meno inquietanti per le prospettive delle nostre dinamiche democratiche, le cui componenti essenziali, non dimentichiamolo mai, non sono acquisite una volta per tutte e per sempre, e che le dittature o i regimi autoritari moderni, si affermano sempre per via parlamentare.

Intanto è una donna, rassicurante in quanto tale, con fascino e carisma di tipo nazional popolare casareccio, di comunicativa immediata e accattivante, e tale quindi che non ti aspetteresti mai da lei una qualche cattiva intenzione o perfido proposito.

E’ un personaggio politico che parla inglese fluente, a differenza della stragrande maggioranza dei praticoni del globish, che farebbero meglio a portarsi dietro un buon interprete; pertanto ha il vantaggio di dare e cogliere le sfumature di un colloquio internazionale ed anche di stabilire rapporti interpersonali globali.

E’ molto abile nel mantenere un profilo né basso, né alto, lontano dall’aplomb stereotipato di un Berlusconi o quello roboante di un Salvini, e soprattutto sa camuffare il senso comune in buon senso, risultando comprensiva ma determinata, propositiva ma anche oppositiva.

Di inquietante c’è che il simbolo che ha adottato, da Almirante in qua, è la fiamma tricolore che arde sulla bara di Benito Mussolini, che sta quindi a mostrare il legame mai interrotto se non da Gianfranco Fini, con quella storia e quel regime; c’è l’ispirazione sovranista condivisa con i peggio arnesi politici dell’est europeo, con i populisti intolleranti, suprematisti ed anche violenti alla Trump, alla Putin, all’Erdogan.

C’è poi una posizione all’interno della UE che non è praticabile né spendibile per un Paese come il nostro con il debito pubblico al 160% che solo in Europa e con L’Europa può salvarsi.

Mentre Salvini sposta impercettibilmente ma costantemente la Lega populista verso posizioni popolari, attenua i toni e allunga il brodo con Forza Italia, la Meloni resta il vero punto G (Giorgia) di un sistema di consenso che sino a che la sinistra, il centrosinistra, o il centro-sinistra non ritrovano se stessi, ha una offerta politica destinata ad aumentare ed a suscitare entusiasmo ma anche inquietudine.

Francesco Chiucchiurlotto