“La Costituzione è di tutti, giusto discuterne per una scelta consapevole al referendum”

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VETRALLA – “La Costituzione è di tutti ed è importante la discussione che si è aperta. Ma dobbiamo ricordare che se salta anche questa riforma, dovremmo cominciare tutto daccapo.

Ai sostenitori del No, che alla fine vogliono che resti tutto com’è, ricordo che è inutile insistere sulla centralità della democrazia parlamentare: è il bicameralismo paritario ad aver prodotto l’eccesso di decretazione d’urgenza e voti di fiducia. Solo col superamento del bicameralismo perfetto sarà possibile ripristinare la centralità del Parlamento: la riforma prevede infatti la riduzione drastica del ricorso a decreti legge e voti di fiducia.

Ricordo, inoltre, che la riforma modifica esclusivamente la seconda parte della Costituzione e non ne tocca i principi fondamentali”. Così Alessandro Mazzoli, intervenendo ieri pomeriggio alla Festa dell’Unità organizzata a Vetralla dal locale circolo Pd, insieme a quelli di Blera e Villa San Giovanni in Tuscia. L’iniziativa, dal titolo “Riforma costituzionale: il confronto tra sì e no”, ha visto Mazzoli contrapposto a Pietro Folena. A moderare il segretario provinciale del Pd, Andrea Egidi.

“Non condivido – ha detto Mazzoli – il pensiero secondo cui gli italiani non sarebbero interessati al tema delle riforme costituzionali, anzi hanno dimostrato sempre assoluta maturità anche con la scelta astensionista che segna un punto di crisi del sistema democratico. È proprio da qui che si deve partire: quali sono le ragioni della crisi e quali sono le risposte per superarla. Il nodo è: chi decide? Dove si decide? Cosa si decide?”.

I fenomeni che secondo il deputato dem vanno tenuti in considerazione per inquadrare come nasce la riforma sono tre: “Il primo – ha spiegato – è che i processi di globalizzazione dell’economia hanno indebolito gli Stati nazionali e li hanno resi insufficienti a rispondere alle nuove esigenze e alla portata dei cambiamenti, rendendoli incapaci di governarli. La politica, e quindi la democrazia, hanno smesso di aver il ruolo di regolazione dell’economia. La velocità di questi processi spinge verso una riorganizzazione dei sistemi politici e istituzionali”.

“Il secondo fenomeno – ha proseguito Mazzoli – riguarda l’Unione europea e la moneta unica, nate proprio sulla base dell’idea che un’area geopolitica ed economica da 500milioni di abitanti fosse più in grado di reggere la sfida della globalizzazione. Ora il Parlamento italiano, al pari degli altri europei, per il 40% recepisce normative europee. Il terzo fenomeno riguarda la perdita di credibilità del sistema politico italiano, maturata anche per l’incapacità di realizzare riforme che consentissero al Paese di reagire meglio alle nuove sfide”.

Il dibattito sulle riforme istituzionali non nasce oggi in Italia. Sono più di 30 anni, infatti, che si è formalmente aperta la discussione in Parlamento: il primo tentativo risale alla commissione Bozzi del 1983-84, l’ultimo alla cosiddetta devolution firmata da Berlusconi e Bossi e bocciata nel 2006 dal referendum.

“Il risultato – ha ricordato Mazzoli – è che, in particolare negli ultimi 20 anni, per rispondere alle necessità del Paese si è fatto ricorso a dismisura alla decretazione d’urgenza e al voto di fiducia. Siamo una Repubblica parlamentare dove il Parlamento non fa più le leggi ma le ratifica: per il 40% parliamo di norme e direttive europee, per un altro 40% di decreti legge del Governo”.

La riforma corregge questa stortura. “Viene superato il bicameralismo paritario, attraverso – ha dichiarato – l’istituzione di un nuovo Senato composto da 95 senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali (il loro mandato coincide con la durata degli organi territoriali in cui sono stati eletti) e 5 che possono essere nominati dal presidente della Repubblica. Con la riforma, il Senato diventa una istituzione a carattere regionale, che fa da collante tra lo Stato, i vari enti costitutivi e l’Unione europea. Viene sancito l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza delle due Camere. Viene meno l’indennità parlamentare per i nuovi senatori perché sussiste quella connessa alla funzione svolta. La sola Camera dei deputati rappresenta la Nazione e vota la fiducia al Governo. L’Italia resta così una Repubblica parlamentare”.

Cambiano le regole per gli istituti di democrazia diretta. Sono previsti due quorum. Quando la proposta è stata sottoscritta da 500.000 elettori, è la maggioranza degli aventi diritti al voto. Quando è stata sottoscritta da 800.000 elettori è la maggioranza dei votanti alle ultime elezioni della Camera dei deputati. Passa da 50.000 a 150.000 euro il numero degli elettori che devono sottoscrivere le leggi di iniziativa popolare, ma vengono introdotti limiti precisi per la deliberazione conclusiva di tali proposte.
Il presidente della Repubblica è eletto in seduta comune, senza i delegati regionali che siederanno in Senato. Per l’elezione del Colle il quorum necessario nelle prime tre votazioni è dei due terzi dei componenti l’assemblea. Dalla quarta votazione servono i tre quinti dell’assemblea. Dalla settima si passa ai tre quinti dei votanti.

Viene soppresso il Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) e le Province. Ecco come cambia il Titolo V: non esiste più la legislazione concorrente fra Stato e Regioni e viene introdotta una clausola di ‘supremazia’.

“L’impegno a sostenere le ragioni del Sì per me – ha concluso Mazzoli – significa avere rispetto per tutte le posizioni. Le occasioni di confronto tra il Sì e il No incarnano esattamente questo spirito: le posizioni di ciascuno, soprattutto in materia costituzionale, devono infatti misurarsi con i dubbi e le preoccupazioni di tanti cittadini che ancora non hanno deciso e devono avere la possibilità di confrontarsi con chi la pensa diversamente”.

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