ROMA – “Stiamo affrontando una fase in cui il Paese continua a essere in difficoltà ma ci sono segnali di ripresa. E in Parlamento stiamo lavorando proprio per agganciare questa ripresa e rafforzarla con una Legge di stabilità che scommette sul Paese intervenendo su questioni cruciali come la riduzione delle tasse e investimenti sul sociale nonché sul mondo del lavoro. Lo scopo è individuare i passi da compiere per far ripartire l’Italia. Potremo dire di essere usciti dalla crisi quando ripartirà la buona e nuova occupazione.

 

Fino ad allora è giusto registrare i progressi ma occorrerà rimboccarsi le maniche”. Lo ha detto venerdì sera il deputato Alessandro Mazzoli, partecipando all’Assemblea del Partito democratico di Castiglione in Teverina.

 

“Negli ultimi anni – ha spiegato il parlamentare dem – il quadro della situazione economica del nostro Paese è migliorato. Nei primi dieci mesi del 2015 l’accensione dei mutui da parte delle famiglie è cresciuto del 91%, per le imprese è di quasi il 17%. Queste operazioni hanno aiutato il sistema a ripartire. Dal punto di vista politico, nel 2013 nessuno schieramento aveva una maggioranza autonoma in Parlamento. Molti scommettevano che questa legislatura sarebbe finita presto, invece ora abbiamo raggiunto una stabilità fondamentale per l’andamento economico del Paese”.

 

Mazzoli ha quindi illustrato i pilastri della nuova Legge di stabilità. “La riduzione delle tasse riguarda il tema della prima casa con l’eliminazione di Imu e Tasi, e i Comuni saranno compensati del mancato introito con risorse dello Stato attraverso il rifinanziamento del fondo di solidarietà. Le polemiche sull’eliminazione della Tasi hanno portato il governo a precisare che immobili di lusso, ville e castelli sono esclusi dal taglio. Il provvedimento riguarda il 76% dei contribuenti italiani che di sicuro non sono la parte più ricca del Paese”.

 

“La fetta più consistente della legge ovvero 17 miliardi serve – ha aggiunto Mazzoli – per bloccare le clausole di salvaguardia. Senza questa scelta avremmo avuto un incremento dell’Iva che avrebbe sicuramente frenato ulteriormente i consumi. Viene eliminata l’Imu sui terreni agricoli dopo l’errore madornale di averla introdotta. Si abbatte l’Irap per agricoltura e pesca. Non è solo una misura tampone: dopo l’Expo tentiamo di rilanciare il comparto”.
Oltre alle tasse, molti gli interventi sul sociale. “Sul fronte del lavoro, in questi mesi abbiamo registrato l’incremento dei contratti a tempo indeterminato. Una fase di ulteriore crescita ci sarà con la ripresa dell’economia: nel 2016 il Pil italiano è previsto che cresca dell’1,5%. Con la nuova manovra – ha illustrato – vengono rifinanziati gli incentivi per i contratti a tutele crescenti e gli ammortizzatori sociali con un aumento di 250milioni di euro. Sull’insieme delle politiche sociali col governo Monti il capitolo era a zero, con il governo Letta è stato ripristinato a 1 miliardo 800 milioni di euro, con questa legge raddoppia l’impegno arrivando a 3 miliardi 600 milioni di euro con il fondo per la lotta alla povertà e l’esclusione sociale, il fondo per il Dopo di noi ovvero la disabilità grave, quello per le non autosufficienze e alcuni interventi sulle pensioni. Nel 2016 si tornerà a parlare della riforma pensionistica in particolare della flessibilità in uscita. Abbiamo previsto la settima salvaguardia degli esodati per coprire altri 26.300 persone per un totale di oltre 172mila lavoratori e ci sono sconti Irpef per i pensionati”.

 

Mazzoli ha anche illustrato i punti critici della manovra che hanno sollevato un dibattito dentro il Partito democratico. “Penso – ha detto – all’innalzamento del limite sull’uso del contante da mille a 3mila euro. È stato commesso un errore iniziale sulla sanità nel rapporto con le Regioni, poi recuperato in parte: è vero che negli ultimi anni il fondo sanitario nazionale è sempre cresciuto ma non basta un miliardo in più all’anno perché la tendenza all’invecchiamento della popolazione rimane così come i costi dell’innovazione tecnologica salgono.

 

Il deputato dem ha infine affrontato il tema del cosiddetto decreto salva banche. “Nei mesi scorsi è stata verificata la crisi di quattro banche ‘regionali’. Le stesse sono state commissariate e se ne discute in questi giorni alla Camera dei deputati nell’ambito della legge di stabilità. Il volume di affari di questi istituti ammonta – ha spiegato – a circa 12 miliardi di euro. In una eventuale ipotesi di fallimento e chiusura saremmo di fronte a un rischio serio di sconquasso del sistema economico del nostro Paese. Di qui la decisione del governo di varare un decreto legge cosiddetto salva banche che non usa risorse pubbliche ma quelle del sistema bancario per porre rimedio alla vicenda. Il decreto del Governo consente di salvare sia i depositanti, sia i dipendenti, i rapporti di affidamento con imprese e famiglie e i cosiddetti obbligazionisti non subordinati. Il problema più serio e drammatico si pone per quei risparmiatori che hanno investito in obbligazioni subordinate per una cifra complessiva che ammonta 340 milioni di euro. Su questo il governo ha predisposto un emendamento alla Legge di stabilità per far fronte a questa emergenza. Per ora si parla di un impegno pari a circa 100milioni di euro che saranno attribuiti ai risparmiatori per i quali sarà accertata la truffa a loro danno”.

 

“Il Governo e il Parlamento stanno fronteggiando una situazione di estrema difficoltà. Di fronte al suicidio del pensionato di Civitavecchia – ha concluso – dobbiamo solo tacere e rispettare quel dramma. Ma è anche importante dare informazioni corrette perché sta accadendo il paradosso per cui chi negli anni scorsi si batteva affinché lo stato non spendesse un euro di denaro pubblico per venire incontro alle crisi bancarie, adesso sta sostenendo l’esatto contrario, facendo finta di non sapere che ciò non è possibile. È indispensabile accertare tutte le responsabilità di questa brutta vicenda. Lo farà la Magistratura verso cui nutriamo la più sincera fiducia. Lo farà il Parlamento con l’istituzione di una commissione di inchiesta sulle crisi bancarie di questi anni. Ma è sempre più chiaro quanto sia necessaria una riforma del sistema bancario italiano che gli restituisca solidità e credibilità, e tuteli i risparmi insieme agli investimenti di famiglie e imprese”.

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