ROMA – “Nell’ambito del processo di riforme che sta impegnando questo Parlamento, le nuove norme in materia di appalti costituiscono un elemento essenziale sulla strada del cambiamento e della modernizzazione del nostro Paese.

 

L’Italia troppo a lungo è stato un Paese fermo. Questa degli appalti è una delle questioni cruciali che può contribuire a sbloccare il Paese e a rimettere in moto risorse, investimenti e buona occupazione. La semplificazione delle norme serve anche a rendere più efficiente il sistema dei controlli”. Lo ha detto Alessandro Mazzoli, deputato del Partito democratico, relazionando oggi in aula sulla riforma del codice degli appalti, già approvata al Senato.

 

“L’occasione – ha spiegato – ci è fornita dalla necessità di recepire direttive europee che connettono il settore degli appalti alla Strategia 2020 e li rendono funzionali allo sviluppo di un’economia della conoscenza e dell’innovazione. Questo approccio si ripercuote sia sulla qualità delle norme sia sul ruolo degli operatori economici, soprattutto delle pubbliche amministrazioni nell’affidare le pubbliche commesse. Il provvedimento mira a riformare in maniera complessiva e sostanziale il settore degli appalti pubblici e delle concessioni, riordinando e razionalizzando le normative esistenti che superano i 600 articoli e a cui vanno aggiunte le regole contro le infiltrazioni criminali (codice delle leggi antimafia) . Una mole di dettami che ha alimentato il contenzioso sulle procedure di affidamento, non sempre prevenuto gli illeciti penali e fatto perdere credibilità al sistema Paese”.

 

“L’Italia spende più del 15% del suo Pil negli appalti pubblici, quindi una buona ed efficace normativa in materia ha un valore tecnico-giuridico ma anche politico-sociale, come sostegno alla domanda interna. Questa legge delega è lo strumento adatto per cogliere una grande occasione: riformare e rilanciare un settore strategico per la modernizzazione del sistema infrastrutturale, per il controllo e contenimento della spesa pubblica, per l’introduzione di meccanismi di trasparenza e lotta alla corruzione”.

 

“In questi mesi – ha proseguito Mazzoli – la commissione Ambiente della Camera ha lavorato confermando l’impianto uscito dal Senato, grazie all’impegno di diverse forze, a partire dalla relatrice, la collega Raffaella Mariani. Penso innanzitutto ai temi della semplificazione e della trasparenza. Abbiamo sostituito il regolamento di attuazione con strumenti più flessibili, come le linee guida, e con una “soft law” come avviene nei Paesi anglosassoni. Scelta salutata positivamente anche da Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Anticorruzione”.

 

Il deputato ha continuato: “Abbiamo introdotto il divieto di Gold Plating, nella normativa italiana non si potranno cioè introdurre livelli di regolazione superiori a quelli minimi richiesti dalle direttive comunitarie. Ma la semplificazione passa anche per la riqualificazione del ruolo della Pubblica amministrazione. In Commissione è stato introdotto un rafforzamento delle funzioni di organizzazione e controllo delle stazioni appaltanti sull’esecuzione delle prestazioni, attraverso verifiche effettive e non documentali rivolte anche al rispetto delle prescrizioni in materia ambientale, paesaggistica, storico-architettonica, archeologica e di tutela della salute umana. Inoltre, in Commissione abbiamo inserito la destinazione dell’incentivo interno alle Pa del 2% a una migliore qualità dell’attività di programmazione da parte dei dipendenti pubblici”.

 

“Viene anche introdotto il tetto per cui sopra i 100mila euro i Comuni non capoluogo dovranno aggregarsi per fare le gare. La riqualificazione delle stazioni appaltanti è – ha proseguito Mazzoli – strettamente legata alla ridefinizione dei compiti dell’Autorità nazionale Anticorruzione alla quale vengono attribuite più ampie funzioni regolatorie e di indirizzo. L’Anac sarà dotato di poteri di intervento cautelari (come la possibilità di bloccare in corsa le gare irregolari) e potrà chiedere alle stazioni appaltanti di annullare le gare in odore di corruzione prima di attivare i commissariamenti. Inoltre, viene prevista la nascita di un albo nazionale dei commissari di gara”.

 

La Commissione è anche intervenuta sul riordino della disciplina in materia di contratti di concessione. “Lo spirito – ha specificato mazzoli . è vincolare la concessione alla piena attuazione del piano finanziario e al rispetto dei tempi previsti dallo stesso per la realizzazione degli investimenti in opere pubbliche. Sarà obbligatorio affidare con procedura di evidenza pubblica una quota pari all’80% dei contratti superiori ai 150mila euro, mentre la restante parte potrà essere realizzata da società in house. Infine, per i concessionari autostradali vigeranno criteri per vincolare la concessione alla piena attuazione del piano finanziario e al rispetto dei tempi”.

 

La Commissione ha anche introdotto la clausola sociale per la valorizzazione delle esigenze sociali e di sostenibilità ambientale nella valutazione delle offerte e delle premialità per le imprese che utilizzino manodopera locale oppure, in via prioritaria, gli addetti già impiegati nel medesimo appalto. Lo scopo è garantire la stabilità del personale impiegato, la salvaguardia livelli occupazionali e la continuità di impiego nei cambi di appalto.

 

Per quanto riguarda i call center, infine, si prevede esplicitamente che nei cambi di appalto “il rapporto di lavoro continui con l’appaltatore subentrante, salvaguardando i trattamenti economici e normativi previsti dai contratti collettivi nazionali, territoriali ed aziendali vigenti alla data del trasferimento.

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