Massimo Cacciari ha aperto il fuoco, da par suo ed a modo suo, sul quartier generale mediatico occupato dalle varie formazioni politiche e dai maitrès à penser nostrani: in conseguenza della pandemia la democrazia è a rischio e non solo in Italia; c’è uno stravolgimento della Costituzione e delle sue garanzie e non solo da adesso.

Il potere esecutivo ha travalicato quello legislativo e messo all’angolo, per proprie responsabilità, quello giudiziario e si arroga diritti, prerogative, modus operandi proprie di uno stato d’eccezione, che pur non dichiarato è universalmente riconosciuto ed accettato.

La Presidenza del Consiglio ha assunto, da Tangentopoli in poi, un ruolo nuovo fatto di decretazione d’urgenza e di voti di fiducia, cui ha corrisposto una espansione di poteri burocratici ed una proliferazione di dipartimenti, che ne hanno di fatto conferito forma e sostanza da mega super ministero.

Il Parlamento, sede delle rappresentanze decise ed elette in vario modo dai partiti, che fa? Parla!; cioè si esibisce in un FLATUS VOCIS che tende solo a giustificare la propria esistenza ed il proprio ruolo, e che però incide poco o pochissimo sulle decisioni vere che vengono adottate dalla presidenza del Consiglio dei Ministri, o se si vuole dal Presidente Mario Draghi.

La prima Repubblica è morta e sepolta, la seconda contrassegnata dal Berlusconismo, è morta e non sa di esserlo e quindi resta insepolta, mentre se ne affaccia una terza che ha una identità fortissima come Costituzione Materiale, debole e confusa come Costituzione Formale.

Sì perché in questo schema c’è un convitato di pietra, discreto, sullo sfondo del quadro istituzionale, quasi scontato nella sua apparenza salvifica, ed è il Presidente della Repubblica, che firma la promulgazione delle leggi e quindi approva e legittima lo strapotere dell’esecutivo che si mangia il legislativo, cioè delegittima i partiti non più riavutisi dall’inchiesta Mani Pulite ed adusi alle vecchie pratiche carrieristiche e spartitorie.

Napolitano prima in modo quasi monarchico; Mattarella poi in stile british, hanno avallato lo svuotamento delle prerogative parlamentari, semplicemente per salvare il sistema che andava alla deriva.

Ora la responsabilità di non aver attuato l’attuazione dell’art.49 della Costituzione di riforma dei partiti, che restano con il regime giuridico di una bocciofila (sic!), è da attribuire al centrosinistra, che arrivò con Civati ad una ipotesi sulla quale si poteva discutere; invece il centro destra, centralista, sovranista, populista, vuole il semi presindenzialismo alla francese: elezione diretta del Presidente della Repubblica, centri decisionali autorevoli se non autoritari, e partiti come corollario.

Siamo tra il lusco ed il brusco: come dalla Res Publica all’Imperium augusteo; dalla Rivoluzione del 1789 a Napoleone; dalla IV alla V Repubblica Francese con De Gaulle; con una tara di una certa consistenza sugli esempi, quello che stiamo vivendo non è altro che la pressione che la nostra costituzione materiale sta esercitando sul testo del 27.12.1947, rivisto con non poche conseguenza negative nel nuovo articolato del titolo V nel 2001; con lo scampato pericolo della pessima ipotesi referendaria di Matteo Renzi del 2016.

La terza Repubblica è pronta per essere proclamata: chi se l’incolla?

Francesco Chiucchiurlotto