C’è in giro una interessante discussione, anche se periodica e ripetitiva, sul ricambio generazionale, il conflitto tra generazioni, in cui entra l’impatto dell’allungamento della vita degli umani, il calo demografico, la cultura G5.

Da una parte c’è da dire che non serve a niente perché una parte oggetto del dibattito in corso neanche sa che se ne stia dibattendo; e l’altra, quella dei padri tanto per capirci, sa benissimo quali sono i suoi interessi.

Ma per esercizio dialettico non è mai male approfondire le tematiche che restano comunque vitali ed interessanti.

Ad occhio si potrebbe cominciare con Edipo, che uccise il padre Laio re di Tebe e giacque con la madre Giocasta,  come da profezia dell’oracolo di Delfi, da cui il froidiano “complesso”.

Ma ancor prima Cronos, figlio della Terra e di Urano, ai primordi del creato, per evitare che uno dei sui figli, come da profezia, lo detronizzasse, se li mangiava, sino a che la moglie Rea riuscì a nascondergli Zeuz, il terzo maschio, che poi si vendicò dando vita agli Dei dell’Olimpo.

Il mito greco del conflitto mortale tra genitori e figli lo ritroviamo nella Bibbia e nel Vangelo; Erode e strage degli Innocentini, per esempio.

Tutto ciò, un antagonistico cambiamento che tutto sommato assume  le caratteristiche di una lotta per il potere maschile, ma che si può anche leggere nello scontro tra culture diventate alternative, dura sino ai nostri giorni, direi sino al secondo dopoguerra, in cui cessa il contendere tra padri e figli.

Intanto finisce la famiglia patriarcale ed il ruolo delle donne, madri e figlie, si afferma non in sostituzione del potere maschile ancora forte, ma in una fase di ricerca di un nuovo equilibrio stabilizzante pagato da esse al duro prezzo della discriminazione, della violenza e del femminicidio.

I lacaniani ora propongono un nuovo mito greco, quello di Telemaco, il figlio di Ulisse che cresce nell’attesa salvifica del padre, che non è più suo concorrente o nemico, ma è quello che incarna un bene perduto che può essere loro restituito con il suo aiuto; Penelope fila.

Non è male questa intuizione perché il livellamento culturale dei gusti e delle attitudini, moda, musica, stili, immaginario, linguaggi, è talmente avanzato che non costituisce più terreno di frizione o conflitto generazionale, ma un milieu collaborativo e comunitario pacificato ed omologante.

Tra padre e figlio, meglio dire tra figli e genitori, le differenze generazionali sono quasi scomparse; resta qualche mugugno, qualche riferimento nostalgico, ma si è consapevoli di stare dalla stessa parte, nella stessa barca, perché l’ascensore sociale si è bloccato, l’incertezza domina il presente, la società è senza conflitti di classe e quindi senza scelte da che parte stare, il populismo induce altre passioni.

Tutto quasi bene dunque? No perché c’è una variabile, un nuovo soggetto sociale, i nonni!

Francesco Chiucchiurlotto