ROMA – Ieri sera il Senato ha approvato definitivamente il disegno di legge sui delitti contro l’ambiente con 170 voti a favore (Pd, Sel M5s), 20 contrari (Forza Italia) e 21 astenuti (Lega nord). A darne notizia è Alessandro Mazzoli (foto), deputato del Partito democratico e membro della commissione Ambiente della Camera, dove è stato elaborato il disegno di legge di iniziativa parlamentare (primo firmatario il presidente Ermete Realacci e a seguire anche Mazzoli).

 

“L’approvazione – spiega il deputato viterbese – è arrivata dopo una battaglia di diversi anni. Con la nuova legge sugli ecoreati, alcuni crimini contro l’ambiente non saranno più considerati semplici contravvenzioni ma reati inseriti nel codice penale italiano. Inoltre, i tempi di prescrizione sono raddoppiati e le pene possono arrivare fino a 20 anni di carcere”.

 

Cinque i nuovi reati introdotti: l’inquinamento ambientale, il disastro ambientale, l’impedimento dei controlli, l’omessa bonifica e il traffico di materiale radioattivo. Il nuovo articolo del codice penale punisce l’inquinamento ambientale con la reclusione da 2 a 6 anni e con una multa che può andare da 10 mila a 100 mila euro. Sono previste anche delle aggravanti con un aumento delle pene nel caso il reato di inquinamento abbia provocato delle lesioni o la morte di una o più persone.

 

Vengono considerati disastri ambientali i seguenti reati: l’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema; l’alterazione dell’equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali; l’offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza del fatto per l’estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo. In questi casi, le pene vanno da 5 a 15 anni ed è prevista un’aggravante: quando il disastro ambientale viene commesso in un’area protetta o sottoposta a vincolo o causa danno a specie animali o vegetali protette.

 

Traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività sono i reati commessi da “chiunque, abusivamente, cede, acquista, riceve, trasporta, importa, esporta, procura ad altri, detiene, trasferisce, abbandona o si disfa illegittimamente di materiale ad alta radioattività ovvero, detenendo tale materiale, lo abbandona o se ne disfa illegittimamente”. La legge, in questi casi, prevede pene da 2 a 6 anni di carcere e una multa da 10 mila a 50 mila euro.

 

L’impedimento del controllo interesserà “chiunque, negando l’accesso, predisponendo ostacoli o mutando artificiosamente lo stato dei luoghi, impedisce, intralcia o elude l’attività di vigilanza e controllo ambientali e di sicurezza e igiene del lavoro, ovvero ne compromette gli esiti”. La pena in questo caso è la reclusione da 6 mesi a 3 anni. La legge prevede specifiche aggravanti nel caso i reati vengano commessi in forma associativa. “Lo dovevamo a quei territori e a quelle persone che – commenta Mazzoli – in questi anni hanno pagato un prezzo molto alto all’inquinamento prodotto da disastri ambientali troppo spesso impuniti. È dal 2008 che l’Unione europea ha indicato questa strada: Francia, Spagna, Austria e Germania hanno già cominciato a percorrerla. Ora l’Italia finalmente si inserisce in questo gruppo di Paesi. Questa legge è una conquista di civiltà”.

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