Quando nel 1941 fu redatto il MANIFESTO DI VENTOTENE da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, Eugenio Colorni ne curò la prefazione e la pubblicazione nel 1944, la Seconda Guerra mondiale infuriava sul nuovo fronte da poco aperto in Russia con l’Operazione Barbarossa, da Hitler.

Sull’Isola di Ventotene, al largo di Formia, i condannati al confino vivevano in condizioni precarie e difficili, soggetti alle regole raccolte nel “Libretto Rosso”, che veniva loro consegnato allo sbarco e che dovevano tenere sempre con se: segregati in alcune parti dell’isola, divisi dalla popolazione, soggetti per ogni minimo movimento ad umilianti autorizzazioni, impossibilitati a parlare tra loro se non nelle mense, che si organizzarono per appartenenza politica; i comunisti i più numerosi, poi gli anarchici, i socialisti, i repubblicani ed i liberali, che arrivarono a contarsi complessivamente in otto centinaia.

C’erano poi i più pericolosi, tra cui Pertini, o il risorgimentale Settembrini, che transitarono nello spaventoso carcere panopticon sull’isola di Santo Stefano, prospicente Lampedusa e frutto di una colata vulcanica laterale a quella principale, di cui ogni nefandezza e bruttura, sin dal 1795 vide protagonista un carcere borbonico, poi quello dei sabaudi, del fascismo, e della Repubblica, come ergastolo, sino al 1965.

La portata del Manifesto, che andrebbe letto e commentato in ogni ordine e grado scolastico, è nel salto culturale che, eccezionalmente in quelle condizioni disperate sia per la limitazione della liberta personale, che per l’esito infausto della guerra, riuscirono a compiere i due intellettuali italiani: superare le forme di lotta politica sino ad allora conosciute ed impiegare le energie migliori per “ la creazione di un solido stato internazionale”.

Verso questo scopo “… le forze popolari, anche dopo aver conquistato il potere nazionale, lo adopereranno in primissima linea come strumento per realizzare l’unità internazionale.”

Le guerre si supereranno se la dimensione dei singoli stati sarà internazionale e non più nazionale; e se in quel piano dimensionale si porrà l’acquisizione collettiva di ciò che scatena le guerre: carbone, acciaio, materie prime, energia, armamenti.

Avevano poi ben chiaro che un simile disegno strategico doveva avere una sua forza militare, un suo esercito che facesse da deterrente e garanzia democratica.

In questo posto isolano particolarissimo, ANCILAZIO, l’associazione dei Comuni del Lazio ha svolto un Training Camp (maledetto inglese) cioè una tre giorni di studio, approfondimento e dibattito sul tema: ”Gli enti locali d’Europa”, raccogliendo il meglio che su questo tema si sia espresso nel Lazio ed in Italia.

Con la conduzione di Nicola Marini, Presidente ANCILAZIO, Luca Masi e Davide D’Arcangelo, del Comitato Tecnico Scientifico per i rapporti UE, sono intervenuti gli esperti, gli operatori, i dirigenti, i tecnici, gli studiosi e gli amministratori, i professori e gli esponenti del governo e della Regione Lazio, mettendo insieme una summa rara ed onnicomprensiva sulla materia delle dinamiche e dell’economia europea e dell’accesso ai suoi fondi.

Forse è questo il miglior modo di onorare i padri fondatori dell’Unione Europea, la quale, pur con tanti difetti, resta l’esperimento più avveniristico e moderno di questo nostro mondo.

L’isola di Ventotene, l’isola del Vento dell’Europa Unita, deve poter divenire referente del Parlamento Europeo, e fucina di un secondo Manifesto, che aggiorni e rilanci l’intuizione dei Padri fondatori, dando a tutti i nostri popoli una prospettiva ed una speranza unitaria.

L’omaggio portato da ANCILAZIO alla tomba di Altiero Spinelli che a Ventotene volle essere sepolto, sarà l’inizio di un percorso annuale, di studio, confronto, elaborazione, che darà a tutti un’occasione preziosa ed irripetibile ed anche, ne sono sicuro, grandi soddisfazioni.

Francesco chiucchiurlotto