«Caro sindaco, a legger le sue parole ci aspettiamo una sua prossima candidatura, o quella di Orte, al premio nobel per la pace.

Forse però, dopo aver letto la SUA verità, abbiamo avvertito il bisogno di raccontare quale sia la NOSTRA verità.

Qualche anno fa proprio lei, allora Consigliere di minoranza, – si legge in una nota del Partito Democratico Orte – agitava lo spettro dell’invasione dei migranti in relazione al commissariamento del Comune, dopo la crisi della Giunta POLO. Usava questo tema per fare basso e becero terrorismo politico, affermando che il Commissario Prefettizio avrebbe riempito Orte di stranieri e anche per questo andava evitato.

Ad una manifestazione sul ciclo dei rifiuti, organizzata dal PD, affermò che gli stranieri sono la causa principale dei pessimi dati sulla raccolta differenziata.
Sempre poco tempo fa, il Sindaco in carica, ha inviato al Prefetto di Viterbo una lettera molto dura per opporsi a nuovi arrivi di migranti nel nostro comune.

Immaginiamo che faccia parte del modello di integrazione la chiusura dello sportello di supporto burocratico gratuito ai migranti presso la biblioteca comunale di Orte Scalo.
Questo, gestito tramite i fondi europei per l’immigrazione, è stato chiuso dicendo ai gestori che il comune non era più interessato a portare avanti quel progetto, obbligando così a doversi rivolgere ad enti privati.

Ci preme anche ricordarle che in bilancio il capitolo di spesa destinato a soggetti a rischio esclusione sociale è zero.

Leggendo i dati risulta facile battersi il petto dicendo che Orte sia una città che accoglie.
Ma il merito sarà dell’amministrazione?
È bene specificare che se l’integrazione nel nostro paese è stata possibile lo dobbiamo unicamente ad associazioni di volontariato come auser, prima gli Ultimi, la Caritas e la parrocchia sono le uniche che davvero lavorano a supporto dei piu’ deboli.
Che siano essi migranti o italiani, queste sono state le uniche che, tra mille difficoltà e senza supporto alcuno da parte delle istituzioni, hanno fino ad ora cercato di portare avanti un discorso vero di inclusione sociale.

Vogliamo analizzare come ultimo punto la sua visione di sicurezza applicata al nostro paese.

I giardini pubblici di Orte scalo sono diventati ormai luogo un bivacco notturno e l’illuminazione intorno al centro storico è rimasta spenta per giorni.
Le suggeriamo dunque di non dormire sugli allori, di attivarsi per una cabina di regia tra tutti i soggetti coinvolti per coordinare le attività di controllo e monitoraggio volti alla sicurezza sul territorio.

La salutiamo riportando una sua celebre affermazione: “Se tagliamo i nastri significa che qualcosa stiamo facendo”.
Ma siamo sicuri che, data l’alterazione totale della realtà da lei raccontata, non abbia anche esagerato con lo champagne alle inaugurazioni?

Ai posteri l’ardua sentenza».