VITERBO – “I fatti avvenuti in provincia di Viterbo sono stati oggetto di analisi nel corso di varie riunioni del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza insediato in Prefettura, nella cui sede sono state definite le azioni da intraprendere per prevenire ulteriori turbative alla sicurezza pubblica con un costante e accurato controllo dei luoghi di aggregazione di Casapoud e degli altri movimenti estremisti presenti sul territorio, qualunque sia l’estrazione politica. Il monitoraggio è diretto anche agli ambienti studenteschi dove si è notata una certa conflittualità tra parti diverse. È con particolare attenzione che le autorità di pubblica sicurezza seguono nel Viterbese le attività della destra e della sinistra estreme per evitare eventuali deviazioni dalla pacifica convivenza”.

Così il sottosegretario all’Interno Domenico Manzione, in un passaggio della risposta fornita questa mattina all’interrogazione presentata dai deputati del Partito democratico Alessandro Mazzoli e Alessandra Terrosi dopo i fatti violenti di febbraio a Vignanello e a Vallerano.

Mazzoli, prendendo la parola in aula, si è detto “pienamente soddisfatto per l’attenzione del Governo rispetto a questi episodi e per il merito della risposta data dal sottosegretario Manzione”. Il parlamentare dem ha quindi dichiarato: “Dopo i fatti di Vignanello la Prefettura, le forze dell’ordine, la magistratura hanno svolto e stanno svolgendo un lavoro prezioso per l’accertamento dei fatti e l’individuazione dei responsabili. L’episodio di Vignanello – ha ricordato – è uno dei più gravi avvenuti in provincia con l’aggressione ai danni di Paolo, un 24enne, il cui torto era stato, secondo gli aggressori, quello di aver pubblicato sui social una parodia dei tipici manifesti neo-fascisti. Ma non si tratta dell’unico episodio: nella zona dei monti Cimini per mesi abbiamo assistito a un susseguirsi di numerosi fatti di violenza simili ma anche apparentemente minori, o perché sottovalutati o perché non denunciati dalle vittime a causa della paura. Parlo di giovani e giovanissimi che hanno subito atteggiamenti intimidatori o atti di violenza veri e propri a cui i responsabili hanno dato spesso un significato politico”.

“Per tirare calci, pugni, minacciare con i coltelli, picchiare con le cinghie sono bastate – ha denunciato Mazzoli alla Camera – magliette non gradite, parole fuori posto, post ironici che hanno causato un pestaggio, come quello ai danni di Paolo, che è stato definito dalla Procura ‘una vera azione punitiva’. Il 4 marzo i comuni di Canepina, Vallerano e Vignanello hanno organizzato una manifestazione popolare per far parlare le comunità contro violenza e contro le intimidazioni. Una manifestazione antifascista per ribadire il primato della democrazia e della libertà di ciascuno. Centinaia di persone sono scese in strada per difendere i valori fondamentali di un Paese civile. Il 15 marzo è finito ai domiciliari il leader di Casapound dei Cimini, ritenuto l’ideatore e uno degli esecutori del pestaggio. Il 14 luglio si terrà la prima udienza del processo a suo carico”.

“In Italia – ha concluso Mazzoli – vige la presunzione di innocenza e non compete a me entrare nel merito di indagini in corso, se però l’esito del processo confermasse l’impianto accusatorio, saremmo di fronte a fatti estremamente gravi. La violenza non può essere mai strumento di azione politica e questo vale anche per l’attacco alla sede di Casapound di Vallerano, avvenuto dopo l’aggressione a Vignanello. Bandire la violenza non è compito soltanto delle forze dell’ordine e della magistratura, è compito di tutti, in particolare di chiunque faccia o intenda fare politica. Invito pertanto il Governo a non distogliere lo sguardo da quanto avviene nei territori, mantenendo forte e costante nel tempo la determinazione a combattere ogni forma di violenza, qualunque ne sia la matrice”.

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