VITERBO – “Dobbiamo avere un partito che costruisce la sua leadership plurale e, in caso di vittoria, si sceglie chi sarà il presidente del consiglio dentro l’alleanza costruita.

Questo porta con sé la necessità di ricostruire il partito, unico strumento per difendere e rappresentare le persone. Diversamente, senza una comunità e senza uno scambio tra i vertici nazionali e le esperienze locali, non ce la faremo. Questa ricomposizione del Pd è necessaria anche per ricomporre pezzi della società”. Lo ha detto Alessandro Mazzoli, deputato del Partito democratico, presentando la mozione di Andrea Orlando ieri sera al circolo Pd di Ischia di Castro, alla presenza del coordinatore David Lodesani e di Leonardo DI Russo che ha presentato la mozione di Matteo Renzi.

“Considero la scissione – ha detto Mazzoli agli iscritti – un grave errore perché l’allontanamento di una parte del Pd non rappresenta una risposta ai problemi del partito e dell’Italia. Sbagliato anche sottovalutare la scissione, perché le conseguenze ci sono e ci saranno. Sarebbe servito uno sforzo in più del gruppo dirigente per evitare la scissione”.
“Siamo – ha continuato – alle prese con grandi problemi. Le nostre proposte non sono riuscite a cogliere le inquietudini di larghe fasce della società. Abbiamo fatto un grande lavoro come Pd nel Paese, però non siamo riusciti a parlare compiutamente alla società italiana. In questi mesi sono accaduti cambiamenti radicali come la Brexit, la vittoria di Trump, l’avanzamento delle destre populiste che spingono verso il conflitto. È in discussione il mondo che finora abbiamo conosciuto. Viviamo uno scollamento tra i cittadini e la politica a causa di eventi fuori controllo e senza governo che rischiano di mettere in discussione la democrazia”.

“Anche sul fronte del mondo del lavoro – ha dichiarato ancora Mazzoli – le nostre risposte importanti ma parziali. Alla crescita dell’economia non corrisponde più quella dell’occupazione. In questo mondo che cambia così velocemente, la sinistra deve riappropriarsi della difesa dei lavoratori. Al populismo dobbiamo offrire un’altra risposta: un modello di sviluppo che regoli l’economia globale in modo che sia salvaguardata la dignità delle persone, la loro formazione, il loro diritto alla salute. Serve un salto culturale per non farsi governare da questi cambiamenti”.
“Questa – ha sottolineato – avrebbe dovuto essere la discussione dopo il referendum. Oltre 33milioni di italiani hanno votato e 20 milioni circa hanno detto no: da quel voto è venuto fuori un malessere sociale e la divaricazione della nostra società. Quella sconfitta ci imponeva una riflessione per capire la direzione di marcia e provare a non disperdere le nostre forze. Il referendum è uno spartiacque che ha aperto un’altra stagione politica. Il Pd è stato concepito nel 2007 come un partito a vocazione maggioritaria, invece oggi dovremo confrontarci con il probabile ritorno a un sistema più proporzionale”.

“Abbiano bisogno – ha proseguito – di ridefinire un nostro progetto e di rimetterlo in campo, sapendo che potremmo vincere le prossime sfide se ricostruiamo intorno al Pd un’alleanza di forze democratiche. Fino a oggi Renzi continua a dire che vuole andare alle elezioni per prendere il 40% ma è un’ipotesi irrealistica. La realtà sarà quella di un grande Pd che intorno a sé costruisce un campo democratico con cui competere contro il centrodestra e il M5S. Questo è il punto centrale della candidatura di Orlando che non è il candidato di sinistra rispetto agli altri ma quello che si pone il tema della ricostruzione Pd dopo la scissione e della ricostruzione di un’alleanza di centrosinistra”.

“Infine – ha concluso – con un sistema più proporzionale non accadrà che il segretario del partito diventa automaticamente il presidente del consiglio anche se vince le elezioni”.