L’intervento di Giorgia Meloni alla Camera filtrato con il metodo della “nuvola” consegna il primato delle citazioni ad un verbo : FARE.

Poi le parole solite di un gergo ormai riconoscibile come Italia, libertà, vita, governo, nazione.

Le citazioni che hanno punteggiato i 70 minuti dell’intervento, tanti quanti gli applausi ricevuti con numerose standing ovation, hanno riguardato oltre alle 16 donne che ce l’hanno fatta in un mondo ed in una politica maschilista, il Papa in carica e Papa Giovanni Paolo II, San Benedetto, Enrico Mattei, Steve Jobs, gli eroi antimafia ecc.

Poi è la volta di George Scruton, l’ideologo inglese del nuovo conservatorismo, che è alla base dell’ideologia della destra meloniana: autore di oltre 50 saggi filosofici, sociologici e di varia umanità, che inserito nel suo Pantheon delinea uno spessore culturale con il quale tutti debbono fare i conti, innanzitutto per conoscerne a fondo l’articolazione teorico concettuale.

Dico questo perché assistiamo ad un Parlamento non solo falcidiato nei numeri, ma ossificato nei componenti che grazie al famigerato Rosatellum, che nessuno di nessuna parte ha mai contestato!!, ha consentito a chi ne aveva il potere di conservarselo: addirittura del “nuovo” governo ci sono ben 12 ministri già al potere nel 2008.

Non va meglio a sinistra dove per trovare una faccia nuova ce ne vuole eccome!

Ma allora non c’è alcuna novità in questo Parlamento e nel Paese? Assolutamente no, c’è uno scarto culturale profondissimo che l’elezione di Giorgia Meloni ha iniziato a produrre e che avrà impatto nazionale ed internazionale.

Nella replica di ieri al Senato Giorgia Meloni ha precisato su ciò che le veniva rimproverato, cioè la scarsità di proposte pragmatiche sui problemi elencati, dicendo che prima c’è la “visione” la prospettiva strategica, cioè la cultura di governo, poi le proposte e le soluzioni.

Ebbene credo che oggi sia l’unica ad averla, la visione e la cultura di governo, in un panorama politico disarmante per mancanza di idee e di passioni, e le sue parole sull’underdog, cioè la rappresentanza populista dei dimenticati alla Trump, che marciano contro le élite, la capotrena, che presuppone il vuoto femminismo alla Boldrini, ed anche il sussurrato” che merde!” rivolto ai 5 stelle, che va al concreto contro i rimedi demagogici.

Oltre ciò c’è poco o niente di cultura, di idee e passioni; e mi duole dirlo, proprio particolarmente nel maggior partito di opposizione, il PD.

Gli errori di Enrico Letta sono errori collettivi perché nessuno si salva dal loro patto scellerato del pensare a se stessi e del conservare la propria postazione; è il suicidio di una intera classe dirigente che non si differenzia se non per quote di potere, mogli, figli, sodali compresi.

Ma la Meloni non è inattaccabile, ha saltato il pezzo di storia che le conviene ignorare, come il periodo della “Nazione” dal 1922 al 1938; ha ricordato le “chiavi inglesi” dei rossi comunisti, come se quelle dei “neri fascisti” fossero di gomma, e personalmente posso assicurare che non lo erano; ha amicizie europee imbarazzanti a dir poco, anche se nella replica ha citato l’Europa ad ogni piè sospinto; ha soprattutto alleati infidi e recalcitranti, ciascuno con una bandierina da agitare ed un obiettivo clientelare da raggiungere.

Ma perché attaccarla su piano storico o ideologico quando siamo in una situazione eccezionalmente precaria, pericolosa, fragilissima? Ci saranno ben altri motivi!

Francesco Chiucchiurlotto

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