Dieci anni di governo con Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte1, Conte2, Draghi, su undici, dovevano rappresentare per il Partito Democratico una prova alla TU SI QUE VALES!, e consolidare quell’attitudine al buon governo che nelle città, soltanto un anno fa, aveva dimostrato.

Perché non è andata così? Perché l’andreottiano “il potere logora chi non cel’ ha!” non ha avuto stavolta riscontro? Perché una classe dirigente si è seduta, è il caso di dirlo trattandosi di poltrone, curando il proprio back yard, una volta si diceva “orticello”, democristianizzandosi al peggio di quella pur nobile tradizione, e quindi perdendo ogni propria identità in soli 15 anni?

Credo, dicendolo sommessamente e con tutta la poca modestia di cui sono capace, che nessun membro di quella classe dirigente lo sappia e forse neanche gli importi più di tanto di saperlo, perché la novità e l’entità della Melonata ricevuta comporterà un lavoro di contenimento e di difesa delle prerogative democratiche ed europee del nostro Paese, come una priorità assoluta da esercire ed anche come scusa per non dare conseguenze serie e dure alle prevedibili critiche ed autocritiche.

Se sarà così, ci troveremo di fronte ad un grave errore che perpetuerà quel che è avvenuto nel profondo dell’elettorato italiano, vale a dire la ricerca ultima e definitiva di un approdo soddisfacente e convincente nell’offerta politica data.

Il populismo come fenomeno globale di una mutazione degenerativa della democrazia occidentale, da Berlusconi a Trump, ha reso l’elettorato più mobile, fluido, liquido, come mai prima; si vinceva 30/40 anni fa con lo 0 virgola qualcosa, dalla fine degli anni ’90 si vince per smottamenti e personalismi: dopo Berlusconi: Renzi, Salvini, Grillo ed oggi Meloni, come ultima chance disponibile, in attesa di qualche nuovo fenomeno/a.

Il primo scricchiolio del governo Draghi si è avuto quando Letta ha proposto la furbata dello ius scholae e della cannabis, suscitando un’opposizione sonnolenta e divisa; poi l’altra furbata del sostegno alla scissione Di Maio, come prodromo della liquidazione dei 5Stelle; infine quella per coprire il fianco sinistro, di aggiungere all’alleanza con Calenda i residui bellici Fratoianni-Bonelli, con gli esiti solipsistici e nefasti che sappiamo.

Ma se qualcuno notoriamente furbo non è perché gli si consentono le furbate?

Ci vorrà un congresso “vero”, come si dice, ma per far cosa? Sostituire Letta con Bonaccini e cercare un paio di elementi identitari da rilanciare? Temo che non basti; e siccome ho riempito questa pagina di interrogativi, meglio per oggi chiuderla qui.

Francesco Chiucchiurlotto

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