Giusto un anno fa, oggi lo sappiamo con la quasi assoluta certezza a ritroso, si registrava in Italia il primo caso di COVID 19, che già imperversava sottaciuto nella regione cinese di Wu Han; ieri abbiamo avuto 730 decessi, vicino al record dei 969 del marzo scorso, “con” Covid e non esclusivamente “per”, ma sempre 320 in più della normale statistica.

Questo anniversario impone alcune riflessioni, non certo a chi come noi apprende dai giornali, dalla Tv o dai social le notizie ed i commenti, ma a chi abbiamo affidato le sorti della nostra salute, del nostro benessere, del nostro futuro: innanzitutto le istituzioni governative e parlamentari, ma anche i poteri più o meni forti che ci sovrastano o ci formano ed informano, come partiti, sindacati, stampa, media in genere ecc..

Innanzitutto, dopo un anno, non c’è assoluta chiarezza sui numeri: si continuano a fornire dati assoluti e non relativi e quindi a falsare ogni comparazione possibile, sia nazionale che internazionale; inoltre non si fanno approfondimenti sulle caratteristiche demografiche di un target da cui trarre cause d’incidenza chiare, essendo l’Italia uno dei paesi con più anziani.

Sicuramente questi ed altri buoni dati ci sono, ma siamo talmente pervasi, sommersi, confusi da una incessante cacofonia che H24 ci viene propinata da chiunque ha voce mediatica da utilizzare, che assorbiamo senza capire la gravità del momento o ne deduciamo che c’è un’esagerazione o un inganno; basterebbe un’unica autorevolissima fonte.

Dopo i numeri balza agli occhi la realtà completamente diversa tra la prima e la seconda “ondata” della pandemia: al piglio baldanzoso nella prima clausura, con balconi e terrazzi in cui esprimere solidarietà ed anche ottimismo, è subentrato un tetro e variegato atteggiamento di sopportazione ed obbedienza, che solo in poche sciagurate minoranze diviene rivolta e violenza.

Il nostro tono complessivo è basso e volge al pessimismo ed alla rassegnazione e se lo sguardo va alla nostra classe dirigente nel suo complesso, peggiora!

Il governo che ci appariva duro ma appropriato nei DPCM scanditi con solennità ed autorevolezza, ora sembra in confusione strategica: sia per la mancata e doverosa prevenzione della seconda ondata, che voleva dire vaccini antinfluenzali, tracciamenti al massimo, strutture potenziate, medicina di base per quanto possibile rianimata, organici implementati; sia per le divisioni ed i pasticci “grotteschi”, ammanniti un po’ ovunque.

L’opposizione che sembrava aver appreso la lezione delle stupidaggini riduzionistiche propalate, anche dopo l’accorato appello di Mattarella all’unità, continuano a chiedere le dimissioni di questo o di quella, creando un clima sfavorevole che non giova a nessuno.

Le istituzioni regionali e locali danno pessima prova di sè in una ammuina condita da insulti, personalismi, figuracce e scindendo pericolosamente quel binomio virtuoso, autonomia-responsabilità, che rischia di riportare in auge un mefitico centralismo statuale.

Intanto siamo ultimi a dover ancora presentare i programmi per il Recovery Fund; siamo primi a sfondare i 2.500 miliardi di debito; siamo originali nel dinamico immobilismo del Conte 2; siamo ansiosi di arrivare al luglio 2021 d’inizio del “semestre bianco” prima dell’elezione del Presidente della Repubblica, in cui non si possono sciogliere le Camere e tenere nuove elezioni; poi ci sarà da fare la legge elettorale e completare la XVIII legislatura, per ricominciarne una nuova, o meglio una simile: ma intanto… l’ ‘omo campa!

Francesco Chiucchiurlotto