Piano, piano, lentamente ma con impercettibili prime accelerazioni, il PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, comincia a decollare.

Non è una notizia da poco, perché non c’era e non c’è ancora niente di scontato per l’elefantiaco apparato burocratico amministrativo italiano, chiamato a dar prova che le tre famose E che ispirano la nostra Pubblica Amministrazione, possano davvero concretizzarsi in efficienza, efficacia, economicità.

Mario Draghi ha aggiunto un termine non consueto per un governante, l’onestà.

Quindi due prime questioni si impongono: la prima è che non si respira ancora quella tensione nazionale fatta di attenzione, discussione, ricerca del bene comune ed anche del vantaggio comune, che poi possa essere condiviso con universale equità.

Il passaggio all’euro mi ricorda una stagione di grandi speranze; una spinta in avanti di dimensioni, per la prima volta, europee; lo sforzo corale necessario per superare grandi ostacoli ed il sollievo per avercela fatta, anche se subito cominciarono altri problemi.

Quell’atmosfera oggi non c’è, anche perché siamo alle prese con una pandemia che non abbiamo capito sino in fondo, con la quale stiamo sperimentando un’acculturazione di massa che sta cambiando il nostro modo di vivere e che lascia dietro di sé sacche di resistenza negazionista che ormai è diventata qualcos’altro.

Siamo di fronte ad una deriva pericolosa in cui entra di tutto: paure ancestrali, disinformazione nazionale ed anche internazionale abilmente indotta, movimentismo da insoddisfazione o disperazione, eversione politica ed anche violenza pianificata.

Tutto ciò occupa i media e distrae da ciò che dovrebbe essere prioritario come impegno nazionale; rallenta senza dubbio il PNRR, che non va dimenticato ha tempi limitati di esecuzione.

La seconda considerazione riguarda la natura democratica di ciò che sta accadendo al nostro sistema finanziario che dovrà ricevere questa massa enorme di risorse a credito per la loro parte maggiore: tutti coloro che dovranno restituire i finanziamenti del Piano ne riceveranno in modo equo i benefici? Perché una cosa certa è che dovremo ricorrere alla fiscalità generale per saldarne il conto; meno certo è che a ciascuno arrivi il giusto.

Faremmo tutti bene a prestare una migliore attenzione all’argomento sin da subito, per esempio vigilando su come la criminalità organizzata tenterà di mettere le mani su queste risorse infiltrandosi, ormai ne ha una lunghissima esperienza, nei gangli più delicati della PA, inzeppata di regole certosine e asfissianti che ne favoriscono la penetrazione.

Poi ci sono troppe parti in commedia: sovrapposizione di ministeri sulle stesse materie e sugli stessi terreni d’intervento; necessità di semplificazioni e snellimenti procedurali; un esempio per tutti il ricorso preannunciato dal Ministro Giovannini per creare un Comitato Interministeriale per lo Sviluppo Urbanistico (CIPU).

A proposito di acronimi avevo già scritto come PNRR dovesse significare: Per Non Restituire Risorse, oggi proporrei Piano Nazionale di Residua Resistenza; a cosa? Ma alle nostre cattive abitudini, alle nostre ataviche pigrizie, ai mali secolari che ci portiamo dietro e che nonostante i tentativi di riforma permarranno ancora a lungo.

Francesco Chiucchiurlotto