Dario Bacocco

 

VITERBO – “Caro Ubertini, il problema del centrodestra, ma non solo di questa parte politica, è che sta perdendo il contatto con i cittadini.

 

La diatriba su chi abbia ragione a proposito di questo o quell’argomento non mi ha mai appassionato, ma mi è ormai chiaro che tutti stiamo perdendo il nostro tempo e le nostre energie per una piccola guerra che non ha più un vincitore né premi finali. Nel frattempo però le famiglie non arrivano a fine mese, i ragazzi sono sempre più disorientati e senza idee forti a guidarli; i cinquantenni perdono il lavoro, senza possibilità di ricollocarsi. Scusami il termine, ma me ne frego di questo lessico da politichese di basso cabotaggio, delle correnti, delle dichiarazioni di fedeltà o d’intenti. Da uomini che si sono dedicati alla politica e che hanno rivestito ruoli chiave nei paesi e nelle città dove vivono, io mi attendo di sentire proposte concrete. Vanno bene anche le più semplici, purché siano proposte e non dichiarazioni d’intenti.

 

Vorrei che la politica traducesse in atto la voce dei giovani, dei padri di famiglia, delle persone più anziane e delle forze buone di un paese che non ne può più di tirare solamente a campare. Questo è l’unico spazio politico rimasto: quello di una politica che abbia la maturità e la forza dei fatti, di distinguere ciò che è disposta o meno a barattare, di ammettere qualche volta che l’altra parte possa avere ragione. Può essere doloroso ammetterlo, ma la gente non capisce più la destra e la sinistra, si aspetta semplicemente qualcuno disposto ad assumersi delle responsabilità, che sia onesto e trasparente.

 

Non mi appassionano questi sterili botta e risposta tra di noi, non interessano a nessuno e da oggi me ne sottrarrò. Iniziamo a parlare di cosa vogliamo fare e facciamolo, io sono pronto! Le buone idee e i gesti concreti non hanno un nome, né quello di Ubertini, di Bacocco, di Marini, di Battistoni o di chiunque altro; hanno il nome delle persone per bene che si sobbarcano una responsabilità per tutti.

 

Da coordinatore nominato è questo il modo in cui intendo operare. Sono disposto a mettere in discussione la mia posizione, la mia esperienza politica e il “lauto” stipendio ( pari a zero ) che percepisco da coordinatore e tornarmene da dove sono venuto, qualora il mio lavoro non fosse in linea con le aspettative dei cittadini. Lo ribadisco perché forse l’ironia può essere sfuggita ai non addetti: perdere l’incarico di coordinatore corrisponderebbe per me ad un vantaggio umano, economico e familiare. Tutti aspetti della mia vita che patiscono da questa mia scelta e da questo incarico.

 

Ti rassicuro su un ultimo aspetto. Questa linea di condotta la terrò nei prossimi giorni di fronte ai vertici romani, i quali devono scendere dai loro scranni e tornare in mezzo alla gente, là dove l’agire politico trae la sua sostanza. Perché tutti noi, a qualunque altezza si svolga la nostra azione politica, alla fine rispondiamo ai cittadini ed al loro giudizio dobbiamo rimetterci”.

 

Dario Bacocco

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