GRAFFIGNANO – In questa campagna referendaria dobbiamo raggiungere le persone porta a porta. Ciò che conta è la qualità del confronto.

Stiamo ancora pagando l’errore iniziale sulla personalizzazione del referendum. È stato importante ammetterlo e reimpostare la discussione sul merito delle riforme. Questo cambio di rotta sta avendo un effetto: tutte le rivelazioni dicono che, all’interno del fronte degli indecisi, negli ultimi due mesi è sì che ha guadagnato di più rispetto al no. Dobbiamo continuare a parlare nel merito per costruire maggiore consapevolezza e partecipazione attiva dei cittadini”. Lo ha detto Alessandro Mazzoli, deputato del Partito democratico, partecipando ieri sera a un’assemblea pubblica a Sipicciano per il sì al referendum insieme a Giulio Curti del Pd locale e Massimo Pistilli di quello provinciale.

“Dobbiamo fronteggiare una tendenza a dimenticarsi troppo rapidamente di quello che è accaduto: stiamo inseguendo da almeno 30 anni la riforma della seconda parte della Costituzione. L’organizzazione dei poteri dello Stato – ha ricordato – è stata costruita all’indomani della seconda guerra mondiale con la preoccupazione di evitare il ritorno alla dittatura e quella di controllarsi a vicenda da parte dei principali soggetti politici di quella fase storica. Per farlo servivano due camere legislative. Prevalse quindi su tutto il resto la necessità di un controllo reciproco tra i vari soggetti. La costruzione del governo del Paese non poteva che essere basata su scelte largamente condivise. Un sistema che ha prodotto lentezze e farraginosità nei sistemi decisionali”.

Quindi Mazzoli ha continuato: “Servono invece decisioni in tempi stretti il che non significa ridurre la partecipazione o mortificare la democrazia. Sempre di più per la velocità dei processi servono provvedimenti giusti ma immediati. Anche la vicenda europea ci sta dicendo che serve un’Italia capace di decidere così da essere competitiva può cambiare le regole dell’Ue. La governabilità non è l’autoritarismo: abbiamo bisogno di istituzioni capaci di dare seguito al pronunciamento popolare”.

Rispetto ai rilievi sollevati dal fronte del no, Mazzoli ha specificato: “La centralità del Parlamento già non c’è più: l’80% delle leggi votate sono per la metà la ratifica di norme europee e per l’altra la discussione e la ratifica di decreti legge fatti dal Governo. Solo per il 20% si discutono e approvano leggi di iniziativa parlamentare. Dobbiamo votare sì al referendum per ripristinare la centralità del Parlamento: la riforma supera il bicameralismo paritario e non sarà più possibile lavorare con i decreti legge e i voti di fiducia a tamburo battente. Se vince il no rimane la situazione così com’è e non cambia nulla. E, come la storia insegna, da un tentativo all’altro di riforma passano anni”.

Entrando nel merito della riforma Mazzoli ha ricordato quali sono i tre pilastri. Innanzitutto, il superamento del bicameralismo con la costruzione di un Senato che rappresenta le autonomie locali (74 consiglieri regionali, 21 sindaci 4 5 senatori nominati dal presidente della Repubblica) per accorciare le distanze nella definizione delle leggi tra lo Stato e i territori. “Nella scheda elettorale – ha detto – contestualmente all’elezione dei consiglieri regionali va data alla popolazione la possibilità di scegliere chi tra i candidati andrà a ricoprire l’incarico dei nuovi senatori, questo è l’intendimento del Pd per il nuovo Senato”.

Il secondo punto è la revisione del titolo V che regola i rapporti tra lo Stato e le Regioni, già riformato nel 2001 con una serie significativa di problemi perché ha aumentato il potere legislativo delle Regioni e introdotto la cosiddetta legislazione concorrente, con aumento sproporzionato del contenzioso tra le singoli Regioni e lo Stato. Questa riforma elimina la legislazione concorrente e ridefinisce in quali materie legifera lo Stato e in quali le Regioni, semplificando molto le decisioni con ricadute concrete sulla vita dei cittadini e un’armonizzazione delle politiche in tutti i territori.

Il terzo punto riguarda le novità relative agli istituti di democrazia diretta che vengono migliorati dalla riforma. Ora in caso di referendum se invece di 500mila firme se ne raccolgono 800mila, il quorum non è più considerato nel 50% più uno degli aventi diritto al voto ma degli elettori che si sono recati alle urne nel corso delle ultime politiche. Inoltre, per le leggi di iniziativa popolare, invece di 50mila firma sono richieste 150mila firme ma il Parlamento ha un tempo prestabilito entro cui la deve discutere e votare. Oltre al referendum abrogativo viene introdotto quello propositivo. “Sono – ha concluso Mazzoli – strumenti nuovi che consentono un’incisività maggiore da parte dei cittadini. Con la riforma si passa quindi al monocameralismo ma si ampliano le possibilità dei cittadini di partecipare alle decisioni politiche”.

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