«Abbiamo seguito con molto interesse ed un po’ di sincera curiosità, l’iniziativa di questi giorni del sindaco di Viterbo sui rifiuti, compreso  il viaggio della speranza dal prefetto della Capitale, già agli onori della cronaca per l’attacco al viterbese Bonucci.
Come detto in consiglio comunale, noi di Fondazione, riteniamo insostenibile la gestione attuale, figlia dell’indecisione totale e dello scaricabarile fra la regione Lazio ed il comune di Roma.
E’ del tutto evidente – commenta Giovanni Maria Santucci, Capogruppo consiliare Fondazione – che dopo 25 anni dall’approvazione del piano rifiuti della provincia di Viterbo, ancora si stia in questa regione,  all’anno zero della chiusura del ciclo dello smaltimento.
I festeggiamenti per la chiusura di Malagrotta, simili a quelli della recente vittoria della nazionale, non potevano che portare a questa situazione assurda, per cui Viterbo, nei fatti sta diventando essa stessa la nuova Malagrotta laziale.
Né la scelta di Albano, né la complicata riapertura del sito di Roccasecca possono essere una vera e duratura alternativa nel breve periodo, considerando che a questo ritmo fra 6 mesi l’attuale sedime di Monterazzano sarà colmo.
Per questo, invece di confortevoli passeggiate nel centro di Roma con organi incompetenti per legge, sarebbe più utile per Viterbo, convocare regione Lazio e comune capitale ad un incontro urgente, in cui chiedere ufficialmente la riapertura del sito di  Malagrotta, (utilizzabile per 5 milioni di mc) almeno fino alla definizione di un definitivo ciclo regionale  dei rifiuti; che speriamo avvenga subito dopo le elezioni amministrative di Roma».