C’è un’emergenza planetaria in atto di cui non si comprende ancora la portata, ma si sentono sulla pelle degli Umani gli effetti sanitari e subito dopo quelli economici.

Una decina di milioni di contagiati ed oltre mezzo milione di morti, senza che si avverta sentore del picco del contagio COVID 19 e quindi l’inizio del suo contenimento, possono spingere solo pochi esaltati a sottovalutare il fenomeno ed abbandonare un comportamento prudente.

Del vaccino ancora soltanto previsioni ed auspici, e sullo sfondo una crescita della prevenzione e dei presidi sanitari in grado di contenere la pandemia, come avvenne ed avviene con HIV, altra grande paura del secolo scorso, di cui si è ancora alla ricerca di un rimedio definitivo.

E’ in questo contesto che l’Europa ha dato una prima importante risposta con gli stanziamenti del recovery fund, esercitando quella solidarietà costitutiva dell’Unione che sembrava smarrita per sempre; ma non completamente a gratis.

Infatti ci chiede con insistenza ed anche con pertinacia vista la reiterazione della richiesta, di fare riforme, di ammodernare il sistema nel suo complesso; ma noi le riforme le abbiamo fatte, soltanto che le abbiamo sbagliate: per esempio quella delle privatizzazioni, regalando ad immeritevoli “capitani coraggiosi” o a rampolli dell’alta finanza, i gioielli di famiglia, e sprecando occasioni irripetibili.

Poi quella della Pubblica Amministrazione, in particolare il titolo V della Costituzione e di conseguenza il Testo Unico degli Enti Locali, massacrato di recente dalla legge Delrio.

Ora ci stanno riprovando, con il TUEL, tanto che il Sottosegretario all’Interno Achille Variati ha preannunciato per settembre i risultati di una Commissione di saggi che indicheranno gli indirizzi specifici della riforma.

Naturalmente c’è attesa per questo lavoro, ma anche timore, visto che ad ogni ritocco, più meno profondo, si sono arrecati danni ingenti all’edificio istituzionale degli enti locali: attacco dissennato agli enti intermedi, obbligo associativo per borghi e paesi, tagli indiscriminati a servizi essenziali come strade e scuole, invenzioni strampalate come la dozzina di città metropolitane, proliferazione poi di agenzie ed autorità che unite ad un neocentralismo regionale ingiustificato, hanno fatto il resto.

Ma perché non partire proprio dall’Europa con il suo principio di sussidiarietà ?: il governo della cosa pubblica parta sempre ove possibile dall’istituzione più vicina ai cittadini; da cui discendono conseguenze rilevanti come l’equiparazione delle componenti della Repubblica, Comuni, Province, Regioni e Stato sancita dalla Costituzione, all’interno delle quali stabilire, sempre secondo la Costituzione, il chi fa , che cosa.

La primazia dello Stato, nonostante l’art.114 della Costituzione, è rimasta pressochè intatta, perché non si è completata la riforma del 2001 e non si è di conseguenza cambiata la dinamica del sistema delle Conferenze, cioè della regolazione dei rapporti tra le varie componenti repubblicane: deve essere il Capo dello Stato per conto del Tutto che è la Repubblica Italiana, a dirimere le varie questioni tra le Parti e non lo Stato.

Così come lo strapotere delle Regioni nell’esproprio della funzione amministrativa di Comuni, Unioni, Province; così il dilagare del potere esecutivo e della Presidenza del Consiglio.

Credo di poter dire sommessamente, che prima di continuare con nuove impostazioni di sistema nella PA, ci sarebbe da sistemare definitivamente bene, quel che c’è, almeno approfittando di questa situazione emergenziale.

Francesco Chiucchiurlotto