ROMA – “Il progetto di legge Acli merita sicuramente attenzione in quanto prevede per le pensioni calcolate con il metodo contributivo, un’integrazione fino al raggiungimento di un reddito annuo di 7mila euro delle pensioni di invalidità e superstiti. La proposta di legge pone una problematica seria, ma crediamo vada inserita in un’organica riforma del nostro sistema pensionistico, che risolva le distorsioni della legge Fornero nonché le criticità evidenziate per il calcolo contributivo delle pensioni.

 

Il problema vale per tutti, soprattutto per le donne: se non verrà abrogato il comma 7 dell’art.24 della legge 214 del 2011, la stragrande maggioranza delle donne andrà in pensione a 70 anni”. Lo ha detto Alessandro Mazzoli, deputato del Partito Democratico, partecipando a Roma all’assemblea Acli sulla proposta di legge per istituire l’integrazione al minimo vitale per trattamenti pensionistici calcolati esclusivamente con il sistema contributivo. Proposta predisposta dalla Federazione anziani e pensionati Acli con il supporto del Patronato Acli. L’iniziativa è stata organizzata dal segretario regionale Fap Acli Lazio, Giovanni Gidari.

 

In Italia esistono 51.000 cittadini titolari delle nuove pensioni di Invalidità e superstiti liquidate esclusivamente con il sistema contributivo, il loro importo medio è di poco oltre 173 euro mensili, enormemente al di sotto della soglia di povertà. “L’esigenze di intervenire per correggere la legge Fornero è ormai condivisa. Alla Camera – ha spiegato Mazzoli – stiamo lavorando per applicare la sentenza della Corte Costituzionale sull’indicizzazione delle pensioni più alte. Inoltre, affronteremo la questione degli esodati, realizzando la settima salvaguardia a favore di altre circa 26-27mila persone. Quindi, discuteremo la proposta di legge con primo firmatario Damiano che ha l’obiettivo di ripristinare la certezza sull’età di pensionamento di milioni di lavoratori e lavoratrici, restituendo loro la serenità persa negli ultimi anni”.

 

“Vogliamo garantire modalità omogenee di uscita dal mondo del lavoro a tutte le categorie di lavoratori: pubblici, privati e autonomi. Prevediamo forme di flessibilità che – ha spiegato Mazzoli – attraverso un sistema di incentivi e disincentivi in tema di assegno pensionistico, consenta alle lavoratrici e ai lavoratori di poter decidere all’interno di un intervallo variabile tra i 62 e i 70 anni di età, il momento della cessazione dell’attività lavorativa. Ciò contribuirà anche a un ricambio generazionale che le precedenti riforme pensionistiche hanno ostacolato. La proposta prevede che dal 1 gennaio 2014, le lavoratrici e i lavoratori tra i 62 e i 70 anni che abbiano maturato un’anzianità contributiva di almeno 35 anni, possano accedere a forme di pensionamento flessibile purché l’importo dell’assegno sia almeno pari a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale. Infine, chi avrà maturato 41 anni di contributi potrà andare in pensione a prescindere dall’età anagrafica”.

 

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