VITERBO – Una politica di gestione incomprensibile, una progettazione inesistente. Federlazio suona la sveglia alle istituzioni e in particolare al Comune di Viterbo sul rilancio del termalismo. Per l’associazione, è evidente l’importanza strategica del settore, legato a doppio filo, allo sviluppo del territorio. L’organizzazione delle piccole e medie imprese critica l’assenza e chiede a palazzo dei Priori di attivarsi al più presto sulla scia degli accorati appelli dell’imprenditoria locale. L’obiettivo è salvaguardare il termalismo e scongiurare il rischio che la stagione dei fanghi non possa partire. Con conseguenze disastrose sui livelli occupazionali.

 

“L’accorato appello degli imprenditori locali non può cadere nel vuoto – attacca il direttore Giuseppe Crea (foto) -. Si sentono soli, senza punti di riferimento e, in loro, cresce la paura di investire. Siamo vicini a un punto di non ritorno e non riusciamo a comprendere l’atteggiamento del Comune che, in materia, non ha ancora mosso un dito. Non esiste una progettualità sulla maggiore risorsa che Viterbo possa offrire in termini di sviluppo del territorio. Lo dimostra il fatto che il bando sulle Terme Inps è nel dimenticatoio. L’assessore Antonio Delli Iaconi non ha messo in campo misure concrete per intervenire e ho come l’impressione che non voglia decidere per non sbagliare, non avendo chiara la situazione”.

 

Oggi, 12 marzo, partono i lavori di risistemazione della Callara del Bullicame che aveva subito un drastico abbassamento del livello. Senza una vera programmazione, gli interventi, per Crea, serviranno a poco. “E’ fondamentale, a questo punto, che il Comune convochi un tavolo con gli imprenditori del settore e le associazioni datoriali rappresentative. Federlazio è pronta a fare la sua parte. E non solo adesso. Siamo stati gli unici ad aver tenuto alta l’attenzione sul tema, da tempi non sospetti. Ne sono un esempio il convegno del maggio scorso con il ministro Dario Franceschini e i numerosi appelli sulle ex Terme Inps del presidente della nostra organizzazione per far sì che qualcosa si muovesse. Parole al vento che sono rimaste inascoltate”. Il Comune, dunque, deve cambiare atteggiamento. Sennò a rimetterci saranno gli imprenditori, i lavoratori e, non da ultimo, l’economia del territorio che, senza una seria politica, subirebbe un danno enorme. “Gli imprenditori hanno investito o stanno investendo nel settore – conclude Crea -, ma senza una strategia condivisa con le istituzioni locali, non si andrà lontano. Attendiamo un segnale dal Comune. Dimostri, questa volta, di avere a cuore le sorti della città”.

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