I vertici di Federlazio presentano l’indagine congiunturale sulle piccole e medie imprese del Lazio, incalzando Palazzo dei Priori sul rilancio del settore termale

 

Massimiliano Chindemi

 

VITERBO – L’economia nazionale ed europea continua a manifestare segnali di debolezza, a fronte di un mercato extraeuropeo che, di contro, sorregge le dinamiche economiche legate alla produzione.

 

Questa la fotografia fornita da Federlazio, a seguito dell’analisi congiunturale sulle piccole e medie imprese del Lazio relativa al II semestre 2014.

 

I risultati della rilevazione, effettuata su un campione di 350 aziende associate, di cui 46 del territorio viterbese, sono stati presentati e analizzati con particolare attenzione dal direttore di Federlazio Viterbo, Giuseppe Crea.

 

“Il dato più rilevante – spiega Crea – è che la nostra economia continua a reggersi sulle esportazioni extraeuropee. L’aciclicità della provincia, di contro, non esiste più. Se prima, infatti, il nostro territorio riusciva a galleggiare a fronte di un sistema nazionale in crisi, adesso i nostri dati sono pressoché uniformati al contesto nazionale.

 

Sul fronte delle imprese del settore industriale – prosegue Crea – è da accogliere e sottolineare come Viterbo sia l’unica provincia del Lazio con un tasso di crescita positivo: +1,09%, rispetto al dato regionale (-0.63%) ed a quello nazionale (-1,50%). Un dato da porre in rilievo, inoltre, è che dopo l’incremento registrato nei primi sei mesi del 2014, nel periodo luglio-dicembre si è assistito ad una conferma della ripresa della produzione. La quota di aziende che ha dichiarato aumenti dei livelli produttivi: dal 18,2% registrata nel primo semestre è salita al 25,0%. Tutto ciò è legato per lo più alla domanda dei mercati extraeuropei, in particolare nel medio ed estremo oriente. Questo perché i Paesi dell’Unione europea continuano a soffrire la crisi. Qualche incertezza, invece, continua ad essere registrata sul mercato nazionale”.

 

E sul tema dell’occupazione Crea aggiunge: “Rispetto alla precedente indagine, la situazione mostra come nel secondo semestre 2014 gli organici siano risultati stabili nel 55% delle aziende: nel periodo gennaio-giugno erano il 56,3%. Scende del – 3,8% il numero di intervistati che dichiara un incremento delle assunzioni (15% rispetto al 18,8% della precedente rilevazione); mentre passano dal 25% al 30% coloro che dichiarano una riduzione dell’organico aziendale. A tal proposito sottolineo come Federlazio continuerà a tenere gli occhi puntati sul Jobs Act e sugli effetti che questo potrà produrre in termini di occupazione. A mio avviso, infatti, un atto non basta a creare lavoro; ci vogliono azioni concrete, consistenti nel mettere mano alla delega fiscale e alla questione del credito. D’altronde, se i vincoli alla competitività continuano ad essere da anni sempre gli stessi, ovvero pressione fiscale, costo del lavoro e complessità della burocrazia, è evidente che il governo dovrà inevitabilmente iniziare a mettere tra le sue priorità la risoluzione di tali tematiche.”.

 

Riguardo ai dati relativi alla cassa integrazione Mario Adduci propone un quadro piuttosto variegato: “Rispetto alla prima metà dello scorso anno – spiega – è diminuita lievemente la percentuale di imprese che hanno attivato procedure di Cassa Integrazione Guadagni: dal 23,1% si è passati al 22,4%. Da luglio a dicembre 2014, nella provincia di Viterbo, le ore di Cassa Integrazione Guadagni autorizzate a livello complessivo sono risultate in lieve contrazione del – 0,6%, rispetto allo stesso periodo del 2013. Si tratta di un dato positivo ma non esaltante, in quanto di gran lunga inferiore al tasso di riduzione registrato nel periodo gennaio-giugno dello scorso anno, quando il calo era stato del -13,1%. In merito invece alla cassa integrazione ordinaria, nel confronto con le altre province si evidenzia come il territorio di Viterbo sia in decisa controtendenza in quanto l’unico ad aver registrato un incremento di questa forma di ammortizzatore sociale. (Frosinone -52,9%; Latina -48%; Rieti -32%; Roma -26,6%). Ancor più marcato l’incremento della Cassa Integrazione Straordinaria nella provincia di Viterbo: + 120,8%, rispetto alla rilevazione regionale (+48,4%) ed a quella nazionale (+16,9%).

 

Dinamica opposta, infine, per la CIG in deroga: a Viterbo le ore autorizzate sono scese del -23%: nei primi sei mesi del 2014 si era registrato un incremento del +59,4%”.

 

Dai dati forniti appare pertanto evidente come la crisi continui a far sentire il proprio peso sulle piccole e medie imprese. Cosa fare dunque per fronteggiarla al meglio? La risposta prova a darla il presidente di Federlazio Viterbo, Giovanni Calisti: “La crisi iniziata nell’ottobre del 2008 – afferma Calisti – non sembra ancora dare margini di ripresa. In merito all’export l’Europa è rimasta stabile, mentre sale la richiesta da Cina e India. Bisogna però rendersi conto che le aziende non potranno permettersi di reggere a lungo questo mercato senza ulteriori supporti da parte dello Stato. In tale ambito ci sentiamo abbandonati dalla politica, che continua ad essere assente.

 

Purtroppo – prosegue Calisti – il 2014 viene archiviato in termini meno positivi di quanto avessimo ipotizzato. Lo scenario per le piccole e medie imprese è di incertezza totale e i timidi segnali di ripresa non si sono tramutati in fatti concreti. Certo è che senza un programma di investimenti che rianimino la domanda interna non sarà possibile né un rilancio dell’economia viterbese né tanto meno dell’economia nazionale. In tutto ciò i ritardi dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione, le difficoltà di accesso al credito, la pressione fiscale e il costo del lavoro non aiutano. Occorre pertanto ridurre la pressione fiscale e i costi dell’energia, proseguendo nella lotta contro l’evasione, nella riduzione dei costi della politica e nello snellimento della burocrazia; azioni, queste, necessarie affinché da dei segnali di ottimismo si passi a un effettivo rilancio del territorio”.

 

E a proposito di territorio, Calisti chiude il suo intervento con una durissima frecciata al Comune di Viterbo: “Avevamo chiesto delucidazioni sul rilancio del termalismo ma da Palazzo dei Priori non è giunta nessuna risposta. Un atteggiamento, questo, decisamente incomprensibile e che ci lascia oltremodo perplessi. Continuare a non proferire parola sul rilancio di un settore strategico come quello termale non farà infatti altro che aggravare la già angosciosa situazione di incertezza che attanaglia la Tuscia e gli imprenditori che operano in questo campo”.

Commenta con il tuo account Facebook
Print Friendly, PDF & Email