Ci sono dei luoghi benedetti, come si dice, dal Signore, ed uno di questi, tra i tanti in Italia è la valle del Tevere che dal tratto umbro laziale che collega Orte ad Orvieto, prende il nome di Teverina.

In particolare otto Comuni alla sinistra ternana del Tevere: Baschi, Montecchio, Guardea, Alviano, Lugnano, Giove, Attigliano e Penna in Teverina; ed altrettanti Comuni alla destra viterbese: Bagnoregio, Lubriano, Castiglione in Teverina, Civitella d’Agliano, Graffignano, Celleno, Bomarzo, Bassano in Teverina, costituiscono un comprensorio eccezionale, ricco di tutti i fattori costituenti l’ABC di ogni opzione di crescita e sviluppo.

La GRANDE TEVERINA la chiamarono i Sindaci pionieri dell’idea, che il 2 giugno del 1996, attraversarono a guado il Tevere con una catena umana che sosteneva una … corolla di salcicce, simbolico ponte del prodotto che con vino ed olio li contraddistingueva.

In particolare la parte viterbese si dotò di strumenti istituzionali avveniristici per l’epoca; un progetto europeo finanziato con 7 miliardi di lire, il LEADER 1, uno strumento di gestione, il Consorzio Teverina, sino ad arrivare al 2006 con il riconoscimento della Strada del Vino della Teverina, che faceva il paio con la Strada del Vino Etrusco-Romana umbra.

Si sviluppò un sistema di feste e sagre incentrate sui prodotti tipici enogastronomici, che richiamarono migliaia di turisti; le manifestazioni culturali crebbero in numero e qualità; i produttori, soprattutto del vino e dell’olio, imposero i loro marchi.

Eppure la GRANDE TEVERINA, come distretto agroindustriale, come sistema ricettivo integrato, come offerta di un turismo di qualità nel quadrilatero Orvieto – Amelia – Viterbo – Bolsena, con due caselli sull’A1, Attigliano ed Orte, non vide mai la luce.

Chi visse quel periodo può convenire nel fatto che i grandi sforzi unanimi e convinti dei Sindaci interessati non bastarono; le divisioni e le acrimonie politiche sul cui prodest, presero il sopravvento ed anche il forzato turn over del doppio mandato, contribuì a disperdere il patrimonio di cultura comune ed esperienze condivise accumulato in tanti anni.

Oggi c’è una specie di faro che può illuminare quella storia e quella stagione di visioni e speranze: è il successo turistico e culturale di Civita di Bagnoregio: circa un milione di persone che per quelle mirabili congiunture della nostra storia, vengono a visitare la “Città che muore” come una Mecca doverosa.

Ma non solo: Celleno “Il borgo fantasma”, Graffignano “A lume di Lumaca”, Sant’Angelo con i suoi murales, Civitella e Lubriano con la loro vivacità enogastronomica, Castiglione con la sua Festa del Vino; insomma questa parte di Teverina può veramente pensare in grande ed innescare, insieme alle due Regioni, un processo di trasformazione virtuoso e vincente.

C’è però da recuperare subito quella storia originaria di integrazione territoriale e di governo del territorio; capire cosa mancò allora e cosa oggi è assolutamente necessario, come il coinvolgimento delle due Province e delle due Regioni; probabilmente oggi è più facile perché è cresciuto l’intero contesto produttivo e sulla spinta di Civita, quello ricettivo.

E’ ora concreta una occasione per creare una Teverina Valley prospera e strutturata in cui chi può e deve, eserciti una necessaria leadership, con un programma graduale ma condiviso ed inderogabile, a cominciare proprio dai nostri Comuni del Consorzio Teverina. Le condizioni di oggi sono molto più favorevoli di allora: ci si organizzi e si dia a questo territorio quel che aspetta e merita.

Francesco Chiucchiurlotto