Massimiliano Chindemi

 

VITERBO – Comincia male, anzi malissimo, il presunto nuovo corso del Consiglio comunale di Viterbo. Lo spartiacque tra il paludoso immobilismo burocratico e l’auspicata nuova verve amministrativa di Palazzo dei Priori, che avrebbe dovuto essere costituito dall’elezione di Maria Rita De Alexandris alla presidenza del consiglio, si è infatti rivelato una pura e semplice chimera.

 

“Ripartiamo meglio di prima”, aveva affermato qualcuno nell’ultima seduta, sapendo evidentemente di mentire. Già perché alle ore 15.30, della presidente De Alexandris, sempre tra le prime ad arrivare quando rivestiva la semplice carica di consigliera, non c’è alcuna traccia. Lo scranno della presidenza è infatti desolatamente vuoto, così come quello del segretario generale. Insomma, all’orario previsto per l’inizio della seduta (dedicata alle interrogazioni e caratterizzata dalle critiche del consigliere Santucci sulla delibera che sancisce la gestione provvisoria del bilancio da parte del sindaco), chi dovrebbe essere incaricato di dare il via ai lavori non è presente al suo posto.

 

Seduta che, molto lentamente, prenderà il via soltanto alle ore 16.05. In pratica la storia si ripete. Evidentemente la nuova presidente del consiglio è già stata fagocitata dai farraginosi meccanismi della giunta, plasmandosi in un batter d’occhio ad uno stile operativo tutt’altro che ammirabile. Peccato però che per arrivare a questa taumaturgica soluzione le teste fumanti dei consiglieri di maggioranza e giunta ci hanno messo più di un mese.

 

“Ripartiamo meglio di prima”, affermava sempre quel famoso qualcuno, illudendosi forse che con il nuovo presidente del consiglio la vita amministrativa dell’ente avrebbe intrapreso un percorso maggiormente lodevole ed efficace.

 

Niente di più assurdo. Niente di più ridicolo. Niente di più lontano dal vero. La realtà, amara, è purtroppo un’altra. L’amministrazione comunale persevera incurante e con ostinità nelle proprie deprecabili abitudini, seguendo fedelmente la lezione gattopardesca di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi” .

Commenta con il tuo account Facebook