“Non pensate che io sia venuto ad abolire la legge o i Profeti; non sono venuto per abolire, ma per dare compimento…sia il vostro parlare si, si; no, no, il di più viene dal Maligno” (Matteo 5, 17- 37)

Non sembri fuori luogo, o peggio strumentale o blasfemo, questo riferimento al Vangelo di Matteo, ma mi ha da sempre colpito e quindi ho memorizzato quel richiamo alla nettezza delle posizioni; quel sì, sì; no,no, più che sufficienti ad evitare superfetazioni diaboliche.

L’altro richiamo a non abolire, levar di mezzo, tagliare, sembra fatto apposta a richiamare una delle ragioni essenziali del SI’, cioè completare cambiando i termini di una questione istituzionale che possa essere nuova e migliore.

Sono ricorso a questa metafora evangelica perché è avvenuta sotto i nostri occhi un mirabile  cambiamento degno di quel fenomeno, preconizzato nel “discorso di Stradella” del 1875 da Agostino De Pretis esponente della sinistra che aveva vinto le elezioni sulla destra storica, che va sotto il nome di Trasformismo.

Tale politica di scambio ed interscambio di programmi e poteri, ha dato luogo in questo periodo al passaggio da un gruppo parlamentare all’altro di oltre 300 “Onorevoli” ed una posizione approvata per ben 4 volte da Camera e Senato quasi all’unanimità (14 contrari e 2 astenuti) è stata disinvoltamente rinnegata da qualche centinaio di parlamentari e politici convertitisi alle ragioni del NO.

Cambiare opinione è lecito, tanto che la Costituzione impedisce il vincolo di mandato ed eleva la rappresentanza al livello della Nazione e non del collegio, ma stavolta c’è qualcosa d’altro; un di più del Maligno.

Più importante della tutela del buon funzionamento delle istituzioni parlamentari è divenuto l’indebolimento del governo Conte e dei 5stelle, perché ovviamente una sconfitta del SI’ verrebbe attribuita alla coppia di fatto Di Maio-Zingaretti, ed i pretendenti alle loro poltrone fanno già una bella fila, agitandosi forse anche troppo scompostamente.

Più importante dello snellimento dei regolamenti e delle procedure parlamentari, è diventato il mantenimento dell’attuale status quo caratterizzato dall’attuale legge elettorale basata su listini bloccati e precostituiti dai vertici dei partiti, i quali temono che senza un Parlamento di nominati il loro destino politico si faccia quanto mai incerto.

Più importante quindi del semplice quesito referendario, appunto sì, sì; no, no, diviene il combinato disposto della caduta del Conte bis, più realistica se accompagnata da una debacle dei giallorossi alle regionali, e di un voto anticipato con l’attuale legge elettorale che garantirebbe altri anni di pacchia all’attuale establishment.

C’è poi una preoccupazione, non proprio commendevole ma umanissima, di chi teme per la propria poltrona, pardon: seggio, messo in strenua concorrenza da una riduzione del numero dei Parlamentari eleggibili; tornare al proprio lavoro ed al proprio status di semplici cittadini è comprensibilmente difficile perché poco si è fatto a limitare reddito e privilegi.

Chi non ha motivi di soddisfazione per questo nostro sistema istituzionale o non ne abbia per la levatura culturale e civica dei nostri parlamentari, non ha che da votare SI’.

Francesco Chiucchiurlotto