VITERBO – Nella metereologicamente splendida mattinata aquesiana, la comunità religiosa celebra la ricorrenza del patrono Sant’Ermete. Ad attendere a partire dalle ore 10.45 presso la Basilica Concattedrale del Santo Sepolcro l’arriva di Sua Eminenza Monsignor Lino Fumagalli Vescovo della Diocesi di Viterbo le splendide melodie della locale Schola Cantorum, la Confraternita dei Cavalieri di Sant’Ermete, i portatori della statua del santo durante la consueta processione, un ampia delegazione dei bambini che nel mese di Maggio hanno accolto il Sacramento della Prima Comunione, autorità civili e militari, il Parroco Don Enrico Castauro, i collaboratori Don Emanuele e Don Cirillo ed alcuni parroci provenienti dai Comuni limitrofi. “Siamo qui riuniti”, sottolinea il Vescovo di fronte ad un numeroso ed attento parterre di fedeli, “per rinvigorire la nostra richiesta di protezione ad uno dei numerosi martiri della cristianità. Affinchè esalti ulteriormente le nostre convinzioni lungo il cammino di rinnovo della Fede.

 

Per testimoniarla. Nel salutarvi in questa ennesima presenza nella cerimonia religiosa di Cristo come Buon Pastore, non posso che riflettere su quei primi tempi della Nostra Chiesa in cui martiri come Ermete hanno preso il connotato di Santi. In questa civiltà moderna in cui è facile almeno a parole sottolineare di essere cristiani, dobbiamo stupirci e meravigliarci nell’entusiasmo nell’osservare testimonianze coraggiose che con i fatti fino al Dono della Vita realizzano questo concetto. Pensiero particolare a tutti quei giovani che lasciano tutto per dedicarsi in toto al Signore, a donne ed uomini coerenti che nella vita non cedono ad imbrogli o ricatti. Perché questo è quello che ha fatto e ci chiede di fare il Patrono. Essere cristallini, realizzare comportamenti etici, famiglie unite, onestà, fidanzamenti in castità lungo la strada che ci porta di fronte al Signore Nazzareno in maniera viva e ricca”. Prima della benedizione finale Don Emanuele si accomiata dalla comunità parrocchiale.

 

“Nuove missioni religiose”, sottolinea, “mi attendono in Congo, mia terra natia. Ringrazio tutti gli aquesiani, che mi hanno permesso di inserirmi immediatamente nella loro comunità, il Vescovo della Diocesi e, soprattutto, il Parroco Don Enrico Castauro. Il suo ricordo splendidamente fresco, resterà sempre nel mio cuore. E’ stato meraviglioso, scoprire la grandezza del suo cuore e la bellezza del Suo ministero. Grande l’aiuto fornitomi da Don Cirillo nei molti momenti passati assieme. Agli aquesiani chiedo di pregare per me. Io pregherò per loro”. Un lungo, sincero e commosso applauso si alza dai banchi della Chiesa.

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