Nelle città italiane si assiste a un forte calo dei negozi al dettaglio pari a – 12,1% tra il 2008 e il 2019, in termini numerici – 69.682, viceversa alberghi, bar e ristoranti aumentano in maniera esponenziale del 16,5% pari a +49.320 attività. E’ quanto emerge dal rapporto annuale sulla demografia d’impresa nelle città italiane dell’Ufficio studi di Confcommercio che ha preso in considerazione 110 capoluoghi di provincia e 10 comuni non capoluoghi più popolosi.

Ma cosa sta succedendo a Viterbo?

Dallo studio emerge che negli ultimi 10 anni il numero dei negozi al dettaglio nel centro storico si è ridotto di 30 unità, mentre sono 10 in più gli esercizi fuori dal centro.

A ‘soffrire’ di più sono i negozi di prodotti per uso domestico (dagli 86 nel centro storico nel 2008 ad appena 66 nel 2019), mentre aumentano le aperture di rivendite di prodotti alimentari,  farmacie e  bar (in questo caso soprattutto fuori dal centro storico).

La desertificazione commerciale dei centri urbani genera disagio sociale sottolinea Confcommercio. I negozi di vicinato, i pubblici esercizi, le attività turistiche e servizi, soprattutto nelle periferie, rappresentano anche un presidio fondamentale per alleviare la tensione sociale e il diffuso senso di insicurezza e per ricucire il legame tra persone, luoghi e imprese, favorendo percorsi di legalità.

Un recente lavoro del consiglio di analisi economica della Presidenza della Repubblica francese indica che il disagio sociale e la protesta (gilet gialli) non sono esclusivamente collegati alla condizione economica individuale; dipendono molto delle variabili di contesto che caratterizzano e qualificano la vita delle comunità locali. Tra queste variabili spicca il deterioramento del tessuto commerciale”, spiega Mariano Bella, dell’Ufficio Studi di Confcommercio. “Abbiamo realizzato un analogo esercizio con questi risultati: la variazione nella partecipazione elettorale tra le europee del 2014 e del 2019 è, nei 95 comuni considerati, positivamente correlata alla variazione nel numero di negozi fissi al dettaglio che ha un impatto ben maggiore delle variazioni sia del valore aggiunto pro capite sia della disoccupazione. I cittadini delle comunità locali sono sensibili alla qualità della vita che si svolge nel contesto cittadino, anche al di là della specifica propria e singola condizione economica. L’eventuale riduzione dei livelli di servizio commerciale produce un forte disagio sociale, con riflessi socio-politici che non vanno trascurati, come il più eclatante caso francese evidenzia.