Alla Cittadella della salute è operativa la nuova centrale unica Upa (Unità proattiva assistenziale) composta da un team di infermieri che, attraverso il recall in teleassitenza, contatta i cittadini no COVID della nostra provincia, con patologie croniche o situazioni di disagio, o anche i loro caregivers, condividendo l’attivazione della presa in carico nei percorsi di cura della Asl di Viterbo, laddove se ne ravvisa la necessità.

 

In questo contesto così delicato, caratterizzato dall’emergenza COVID – commenta il direttore generale della Asl, Daniela Donetti –, stiamo implementando servizi e attività rivolti ai cittadini che non hanno una infezione Coronavirus, ma che hanno condizioni di salute complesse, tali da non poter raggiungere fisicamente le nostre strutture sanitarie. L’Upa è un team proattivo il cui obiettivo è anticipare da remoto e far emergere eventuali situazioni di disagio, non solo di carattere sanitario, al fine di attivare una pronta presa in carico delle persone, orientandole verso i percorsi di cura che, comunque, proseguono ad essere operativi nella nostra azienda. Attraverso la telemedicina, inoltre, siamo anche in grado di garantire un monitoraggio per il mantenimento delle condizioni di salute, con l’obiettivo anche di intervenire tempestivamente nel caso in cui dovessero sopraggiungere delle problematiche, tali da richiedere una diversa e più articolata presa in carico da parte dei nostri professionisti. Ciò è reso possibile anche attraverso la rimodulazione dell’offerta territoriale che stiamo mettendo in campo attraverso le Cure primarie.

 

L’Upa utilizza lo stesso sistema di recall che, da mesi, è operativo presso la Asl di Viterbo, attraverso il quale l’azienda ha contattato telefonicamente oltre 31mila cittadini assistiti ai quali è stato fissato un nuovo appuntamento rispetto a visite o ad esami diagnostici che erano stati sospesi durante la prima fase dell’emergenza COVID, caratterizzata dal lockdown.

ASL Viterbo Unità proattiva assistenziale

Tramite questo sistema finalizzato alla riprogrammazione delle prestazioni da erogare – conclude Daniela Donetti –, abbiamo rilevato diversi casi complessi con bisogni assistenziali che andavano oltre la semplice richiesta della stessa prestazione. Per questa motivazione, abbiamo ritenuto opportuno rimodulare il servizio, prevedendo al primo contatto telefonico con gli utenti, o anche con i loro familiari, la possibilità di una successiva condivisione del piano di cura, eventualmente ritenuto necessario in teleassisstenza”.