Questa mattina nella sala stampa dell’Asl di Viterbo, alla presenza del direttore Generale della Struttura Daniela Donetti, del Direttore della Casa Circondariale di Viterbo Pierpaolo D’Andria, del Direttore del V° Ufficio del Provveditorato Regionale del Lazio,Abruzzo e Molise del Ministero della Giustizia,del Presidente della Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria, moderatore Sergio Babudieri della Onlus SIMSPe si è tenuta la presentazione del progetto europeo PR.O.T.E.C.T. — Prevenzione, valutazione e Trattamento dei sex offenders negli istituti penitenziari europeo, finalizzato alla creazione di un network per la condivisione di buone pratiche e sviluppo di innovazione a livello europeo.

Il progetto è stato realizzato dalla Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria SIMSPe Onlus, in partnership con il Ministero di Giustizia Italiano, Sapienza Università di Roma, l’Università di Braga (Portogallo) e l’Associazione non Governativa Croata Healthy City.

La lodevole iniziativa nasce dalla necessità di prevenire la recidività dei crimini sessuali non solo attraverso la repressione e la pena ma anche e soprattutto attraverso l’intensificazione del trattamento terapeutico dei sex offenders in carcere, con l’obiettivo di creare un Protocollo condiviso da tutti i partner europei.

Il fenomeno dei crimini sessuali viene percepito dalla comunità in modo particolarmente abietto e questo in molti Paesi si è tradotto in un incremento del livello della pena per rispondere alla richiesta di maggiore protezione sociale. Ma la detenzione dei sex offenders senza un accurato intervento terapeutico è destinata al fallimento, in quanto il reo è certamente predisposto a ricompiere il crimine una volta scontata la pena e uscito dal carcere.

In questo contesto dove si necessita l’intensificazione della prevenzione e della protezione dagli abusi sessuali, Il Consiglio Europeo con la Convenzione del 25 ottobre 2007 ha indicato l’importanza di lanciare dei programmi che prevengano la recidività del reato e il progetto PR.O.T.E.C.T. si inserisce in questo quadro specifico.
Gli obiettivi del progetto infatti sono: mappare lo stato dell’arte a livello europeo, analizzando le pratiche attualmente esistenti nei paesi UE, con specifico focus sui paesi partner del progetto (Italia, Portogallo, Croazia);prevenire la recidività dei reati sessuali attraverso Io sviluppo di un protocollo di trattamento internazionale del detenuto, nato dalla condivisione di strategie tra i partners. Lo scopo è quello di creare Unità Operative Funzionali “OFUs” sperimentali (Operational Functional Units) incentrate sulla “giustizia riabilitativa”, la quale verrà testata almeno in 6 istituti penitenziari europei selezionati; formare le persone in diretto contatto con i detenuti sex offenders, organizzando 2 corsi da 20 ore (uno per tutti i lavoratori/operatori/medici/polizia penitenziaria e uno per gli altri detenuti) modellati attorno ad un approccio “comportamentale” con lo scopo di ridurre lo stigma e il pregiudizio nei confronti dei sex offenders, aumentando la conoscenza e la consapevolezza della malattia mentale. Il Protocollo verrà portato avanti nelle carceri selezionate e condiviso online.
La formazione svilupperà il trattamento dei sex offenders su 3 livelli interconnessi tra loro: per approfondire una specifica conoscenza della condizione dei sex offenders; per incrementare capacità professionali e non professionali nel trattamento; per essere in grado di gestire esperienze ed emozioni.

I corsi di formazione verranno replicati nei 6 istituti penitenziari europei selezionati e nello specifico il Protocollo verrà testato su 100 detenuti per crimini sessuali; 12 Direttori, 12 Commissari di polizia, 120 agenti di polizia penitenziaria, 60 medici, 30 infermieri, 30 volontari o altri operatori dei 6 istituti penitenziari selezionati che verranno coinvolti nel progetto; 120 altri detenuti verranno coinvolti nei corsi di formazione allo scopo di ridurre lo stigma e saper gestire la convivenza in carcere.

All’importante appuntamento erano presenti tra gli altri Paola Montesanti dell’Ufficio Servizi Sanitari del D.A.P., Alfredo De Risio coordinatore scientifico del progetto, il professor Bruno Aragao dell’Università do Minho, il professor MArino Bonaiuto della Sapienza di Roma e la dottoressa Andrea Bruno di Healthi City NGO

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