VITERBO – Finite le feste il prefetto Bruno questa mattina come suo solito ha cercato di togliere le castagne bollenti dal braciere in merito al cambio appalto CUP Belcolle, un problema serio che si potrebbe ripercuotere su tutti gli abitanti della Tuscia con gravi problematiche.

Il Prefetto Bruno ha convocato due tavoli, il primo con i Confederati, a seguire quello dell’USB e Cobas. Presenti il capo della Segreteria dell’assessore alla Sanità della Regione Lazio Egidio Schiavetti (l’assessore era impegnato in altro), il direttore amministrativo ASL di Viterbo Maria Luisa Velardi, il rappresentante della Societa’ GPI SPA Matteo Santoro, per la Cisl fisascat Aldo Pascucci, per la Uil uiltucs Maria Elvira Fatiganti, per la Cgil filcams Donatella Ajala, per l’ Usb lavoro privato Luca Paolocci, per il Cobas Domenico Teramo, Cristina Roberti , Loredana Arigoni, Katia Aguzzi, Mariangela Pascucci , Valeria Varchetta.

Una premessa è d’obbligo, i lavoratori si ritrovano in questa ingarbugliata situazione a causa della Sanità regionale, che negli anni forse guidata da uno spirito aleatorio ha rinnovato senza indire contratti l’autorizzazione a proseguire sulla strada tracciata.

Scopriamo che i lavoratori del CUP erano inquadrati come lavoratori del commercio – La situazione con questo appalto regionale che ha indetto contratti a occhi chiusi, tra Job Act e Decreto Dignità ha inguaiato i poveri lavoratori viterbesi che stanno subendo pressioni e temono per il futuro e, sono oltre 100 ( Cup, Recup e del centralino di Belcolle).

Le denunce e i dati, portati allo scoperto dall’Unione Sindacale di Base, evidenziano la situazione di quei lavoratori che si trovano ad operare al servizio dello Stato, senza però esserne dipendenti. I continui rinnovi di appalti espongono gli stessi lavoratori a ripetute perdite di salario, a sfruttamento per mancato rispetto delle mansioni e, a volte, al rischio della perdita del posto di lavoro.

Gli appalti concessi al massimo ribasso, in particolare nella sanità, già oggetto nel Lazio di forte ‘razionalizzazione’ della spesa, producono scempi e, alla fine, a rimetterci sono sempre i lavoratori. Importante il riconoscimento della quota pari alla perdita di salario, e il rispetto dell’inquadramento delle mansioni. Pezzo per pezzo sta venendo giù l’intero sistema sanitario pubblico della Regione Lazio che Zingaretti non ha ben tenuto sotto controllo, con gravi ripercussioni sulla vita dei lavoratori e dei cittadini. Non è accettabile fare profitto sulla Sanità e sulle condizioni di lavoro.

La Regione Lazio, la Asl hanno affermato che i rappresentanti sindacali dei lavoratori, sostenuti dal sindacato, non accetteranno il nuovo contratto peggiorativo dal punto di vista economico e normativo. La società S.D.S. srl, entrante nella gestione dei servizi del Cup, del Recup e del centralino di Belcolle prima di far sottoscrivere il nuovo contratto deve uscire da questo importante tavolo che il Prefetto saggiamente ha convocato con elementi definitivi seri senza perdita delle garanzie normative (compreso l’art.18) e al mancato riconoscimento della professionalità acquisita dai lavoratori in anni di servizio presso il Sistema sanitario pubblico.

L’Usb però ricorda come, proprio su richiesta della Asl e su autorizzazione della Regione, i lavoratori abbiano svolto per anni procedure superiori rispetto a quelle indicate nel proprio contratto, come il cambio e l’assegnazione del medico curante, il sistema messo in atto è illegittimo. Mentre in Prefettura le discussioni procedevano i lavoratori protestavano in piazza del Plebiscito.

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