Un vecchio adagio, buono per tutte le occasioni, recita: meglio dieci misure che un taglio!

Infatti quante volte ci siamo pentiti di aver fatto una scelta senza ben meditare le conseguenze; oppure imboccato una strada tra le tante possibili che la vita ci offriva, senza calcolarne costi e benefici ecc.

Ebbene il taglio dei parlamentari, da 945 a 600 (Camera da 630 a 400, e Senato da 315 a 200) viaggia, secondo me, al contrario nel rapporto tra “tagli” e “misure”; meglio questo taglio che comporterà a posteriori dieci misure.

Intanto abbiamo messo mano alla Costituzione nel 2001, riscrivendone profondamente il Titolo V°, e non ancora se ne era seccato l’inchiostro, che si faceva a gara a rinnegarne la paternità lasciando inapplicati, sia livello statale che regionale, importanti istituti.

Si contano poi ben due tentativi di altrettanto profonde modificazioni, non andati a buon fine: quello di D’Alema-Berlusconi e quello di Renzi: quest’ultimo però, bocciato clamorosamente nel referendum confermativo del 2016, ha lasciato importanti macerie, come quelle provocate dalla legge Delrio sulle Province, le Unioni, le Città Metropolitane.

Stavolta incredibilmente i capponi hanno festeggiato il Natale, officiante Giggino Di Maio con tanto di cappuccio e vestito rosso, slitta e renne.

Un cortocircuito epocale che la dice lunga sulla cattiva coscienza della nostra èlite, che schiacciata da un consenso bulgaro all’80% per il taglio, hanno offerto il collo alla mannaia della massaia.

Populismo, possiamo dire, a fin di bene: ammenda purificatrice di passati bagordi, di privilegiati ciarpami, di spese a piè di lista, di benefit fantasiosi; insomma si è girata una pagina e la nuova è completamente bianca, candida, pura.

Quindi ora è il momento delle misure conseguenti; occasione straordinaria ed irripetibile per svolgere nuovamente tutti un ruolo da Padri della Patria, nel rinnovare, innovare, ripulire, semplificare, una scatoletta di tonno che cominciava a diffondere miasmi preoccupanti.

Chiamare in ballo la democrazia è una semplificazione sciocca e, stavolta sì, demagogica; ci sono duecento definizioni di democrazia ed altrettante accezioni tecniche, tutte parimenti sostenibili; il punto è una legge elettorale adeguata al numero di parlamentari da eleggere (ancora una volta la matematica è dirimente); regolamenti che puntino all’efficace efficienza della produzione legislativa; una serie di correttivi palesi e richiesti da tempo sulle dinamiche parlamentari, che trovino una occasione per essere adottati.

Poi c’è il risparmio: non solo in euro, che va dal miliardo al 0,007 (James Bond?) della spesa della PA, ma anche di tempo, quel che comporta una bulimia normativa che i 945 si sentivano in dovere di produrre, per non parlare dei criminali decreti attuativi; il codazzo di clientes et laudatores che ingolfavano i corridoi e le vie adiacenti ai palazzi; che dire delle auto blu e delle decine di sconti, agevolazioni, gratuità che si ridurranno?.

Le dieci misure che ora servono per validare il taglio intervenuto, sono all’interno di un dibattito alla nostra portata come ennesima occasione di riscatto, di rilancio, di benemerenza di una classe politica, mai così fragile, inadatta e se posso permettermi scusandomi per l’ardire, ignorante.

Francesco Chiucchiurlotto