Ci siamo: tra maratone televisive, dibattiti estenuanti, social e stampa, nazionale ed internazionale, documentazione diretta della partita politica minuto per minuto, fiumi e torrenti di proposizioni di tutti, dovremmo aver capito tutto quel che c’era da capire.

Vediamo: intanto errori di sopravalutazione da spiaggia ed ingordigia da esaltazione social-like per Matteo Salvini, che non si è reso conto di essere in una democrazia parlamentare nè del ruolo del Presidente della Repubblica, della Chiesa, della UE e della Nato, che lo ha portato a sfiduciare pretestuosamente il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte; attenzione Conte non i 5 S di Giggino Di Maio.

Tra l’altro per dei NO? Ma se aveva portato a casa tutto ciò che aveva desiderato!

Poi ignorando il gradimento locale ed internazionale di Conte, (uno dei pochissimi che stabilisce rapporti interpersonali al G7 essendo uno dei pochissimi politici italiani a parlare un inglese fluente) ha tentato maldestramente una inversione ad U proponendo alla PdC un Di Maio, cui aveva rotto le ossa poco prima; se il Conte bis dura saranno per lui cavoli amari.

L’altro Matteo, Renzi, non può che gloriarsi della sua spregiudicata giravolta, avendo affermato con successo il sacrosanto principio : – Primum vivere, deinde philosofare -.

Zingaretti ed il suo mentore Goffredo Bettini, altrettanto soddisfatti di essere usciti da una traversata del deserto che si presentava lunga, impervia e con qualche pozzo avvelenato, conquistando una unanimità pelosa in direzione, che ricorda tanto la vicenda dei 101 di bersaniana memoria; auguri a Zing.

Beppe Grillo, ritornato in grande spolvero dopo mesi di lontananza dalle scene pubbliche, con il suo appoggio alla svolta ed i suoi consigli ministeriali sui tecnici competenti.

“La crisi della poltrone” è stata a destra definita questa anomalia tutta italiana di andare al voto ogni dozzina di mesi; poltrone in senso dispregiativo; poltrone sporche e cattive, perché lo schema populista, inaugurato da Berlusconi, contrappone il popolo buono ed operoso ai politici fannulloni e corrotti, le famose èlites, che “siedono” nelle Camere; (forse diventa ridicolo se a dirlo sono Salvini e Meloni, “politici” puri).

Ma insomma perché ce l’hanno tanto con queste poltrone?

Solo un approccio astutamente ipocrita può ignorare che la rappresentanza democratica che deriva da libere elezioni ha bisogno necessariamente di esprimersi in percentuali e seggi; che in Palamento le dinamiche possibili sono incondizionate ed incondizionabili sino al raggiungimento di una governabilità accettabile; che il sistema democratico che esercitiamo è sicuramente pessimo, ma non se ne è ancora trovato uno migliore.

Certo, occupare poltrone con disciplina ed onore a costi e numeri ridotti, modificare regole e comportamenti, elevare qualità e competenze, si può e si deve fare; le “poltrone” sono diffusamente sinonimo di privilegio, spreco, sopraffazione, anche per il recente e reiterato cattivo esempio dato dall’intera classe politica; ma l’alternativa non sono certo i pieni poteri da conferire a qualcuno: abbiamo già dato!

Un’idea nuova potrebbe essere quella del sofà, un divano a più posti intercambiabili, in cui i cittadini elettori periodicamente esprimono il proprio giudizio sugli eletti, revocandone anche il mandato; negli USA c’è e funziona.

Francesco Chicchiurlotto

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