Nella bellissima Sala delle Conferenze di Fondazione Carivit a Palazzo Brugiotti, organizzata dalla Banda del Racconto, si è tenuta la presentazione del volume “Edilio Mecarini” Poesie in dialetto viterbese e in lingua italiana un evento culturale che ha visto presenti Marco Lazzari, Presidente Fondazione Carivit,  Laura Allegrini in rappresentaza dell’amministrazione comunale, Alessandro e Bruno Mecarini, figli del poeta, Ostelvio Celestini, Massimo Mecarini, presidente del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa, Giancarlo Gabbianelli, già sindaco di Viterbo e amico del poeta, Franco Giuliani, presidente di Tuscia dialettale Marco D’Aureli, curatore del volume,  Pietro Benedetti che ha declamato alcune poesie tratte dal libro e Antonello Ricci.

La presentazione del volume è stata anche l’occasione per definire chiusa la seconda edizione del concorso “La léngua vitorbese per le migliori poesie in dialetto locale”, al termine dell’incontro è stato presentato il bando della terza edizione del concorso a premi “La léngua vitorbese” intitolato alla memoria di Enrico Canevari.

Dopo il saluto del presidente di Fondazione Lazzari che ha sottolineato come iniziative simili siano da sostenere per mantenere sempre viva la tradizione e la cultura viterbese, e sullo stesso avviso è stata Laura Allegrini che ha sottolineato come l’amministrazione comunale deve sostenere iniziative che servono per focalizzare e mantenere viva nei viterbesi e non solo la cultura del passato di una città che ha radici profonde nel tessuto culturale italiano.

Giancarlo Gabbianelli ha esordito con una spiritosa battura apprezzata dal folto pubblico presente, l’ex sindaco ha detto “non amo le Bande (non riferito a quelle musicali ovviamente) ma la Banda del Racconto l’apprezzo per l’impegno che profonde nel difendere e mantenere vive le tradizioni viterbese con particolare attenzione alla “lingua”, non dialetto, e questo libro dedicato a Mecarini ne è il segno più tangibile.

Le parole in ricordo dello zio di Massimo Mecarini, presente all’incontro in triplice veste: quella di nipote del poeta, di presidente del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa e anche di giurato del concorso hanno commosso il pubblico presente, che ha detto: rammento che la famiglia si riuniva una volta a settimana per ascoltare la declamazione di poesie di zio Edilio, una di queste terminava con un monito “Rosina dalla sua urna vede tutto”. Ma lo Zio Edilio creava e declamava le sue poesie anche per i clienti della sua “Barbiereria”. Con Don Sebastiano Ferri iniziò ad aggregare giocani finendo poi di fondare con Oliviero Bruni la Società Gioventù sportiva di Pianoscarano. Edilio Mecarini sapeva trasmettere tutto il suo amore la “lengua” viterbese a tutti coloro che lo avvicinavano.

Anche Ostelvio Celestini, decano dei poeti dialettali viterbesi, ha ricordato commosso le serate con Edilio. Raccontare in breve le persone presenti all’incontro che hanno ricordato Mecarini sarebbe lungo, ma basta ricordare che con lui c’erano, in quel periodo, Oliviero Bruni, Alberto Ciorba, don Pietro Franco Giuliani, presidente della Tuscia Dialettale, ricorda Franco Turchetti, motore della Tuscia dialettale gli fece apprezzare e poi conoscere Mecarini.

Commovente la declamanzione di Valentini di una poesia dell’amico Edilio. Il prossimo anno “La Tuscia dialettale” festeggerà 50 anni. Prese vita in un locale su Viale Trieste dove Turchetti, Mecarini, Maggini, Fucini e Pasquini si riunivano. Marco D’Aureli curatore del volume ha tra l’altro detto che la riproposizione delle poesie di Edilio Mecarini vuole contribuire al rinvigorimento e alla valorizzazione linguistica di un più alto sentimento — orgoglioso e cordiale al tempo stesso — di appartenenza all’identità linguistica viterbese e quindi di dignità civica.

Mecarini incarna il profilo dell’artigiano-narratore, dell’uomo di consiglio, di colui che molto ha ascoltato e quelle stesse storie ha saputo raccontare anche in quel luogo privilegiato che lui chiamava la “Barbiereria.