«Il Sindaco di Ronciglione ha convocato un incontro pubblico per la discussione dei lavori di rifacimento di Viale Garibaldi che si terrà presso la casa comunale il 17/11/2018.

Non possiamo certamente contestare la decisione del Sindaco – scrivono dal PD di Ronciglione – che, naturalmente, è libero di incontrare chi meglio crede anche se da parte nostra riteniamo che sarebbe stato corretto se della tematica si fosse parlato anche a mezzo di una specifica convocazione del Consiglio Comunale (magari in seduta aperta) che ricordiamo a noi stessi essere la sede istituzionalmente preposta per discutere dei problemi che riguardano il paese.

Purtuttavia, confidiamo che il Sindaco possa fare chiarezza sulla questione, magari supportato dai soggetti direttamente coinvolti nella questione, anche al fine di evitare inutili polemiche che non potrebbero che fare del male al nostro paese, tanto più laddove la problematica, come sembra, sia lungo dal risolversi anche in considerazione del notevole lasso di tempo oramai intercorso.

Da parte nostra, comunque, intendiamo portare un contributo alla comprensione della vicenda e, perché no, alla sua risoluzione rispetto alla quale abbiamo più volte lanciato dei messaggi senza mai alimentare sterili contestazioni anche perché confidavamo che il nostro Sindaco avesse sciolto più celermente il nodo gordiano della questione.

Per chi ancora non lo sapesse, i lavori di recupero e valorizzazione di Viale Garibaldi riguardavano esclusivamente i due marciapiedi – in gran parte sconnessi e privi di planarità e, come tali, pericolosi per l’incolumità dei cittadini – ed i suoi arredi ivi comprese le alberature (ormai prive della necessaria uniformità a seguito delle varie sostituzioni che non hanno tenuto conto dell’accrescimento delle piante originarie e che hanno perso la composizione e la funzione di viale) e le siepi nel tempo divenute ricettacolo di sporcizia di ogni genere.

I lavori in questione – consegnati in data 27/03/2018 – erano stati sospesi con Ordinanza dell’Area Tecnica Edilizia Privata dello stesso Comune n. 107 dell’11/06/2018 a causa di asserite presunte violazioni al D. Lgs 42/2004 c.d. “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”.

Con la stessa Ordinanza veniva altresì ingiunta la rimessione in pristino dello stato dei luoghi, ergo si sarebbe dovuto procedere allo smantellamento dei lavori ed al ripristino del selciato nonché degli alberi e della siepe nelle more estirpati.

Più in particolare, nella stessa Ordinanza – emessa anche a fronte di una comunicazione del MIBAC – si paventava che i lavori fossero stati iniziati in assenza del titolo autorizzativo rilasciato dalla Sovrintendenza medesima senza però indicare quali norme sarebbero state violate e quindi quale titolo autorizzativo sarebbe stato necessario acquisire preventivamente: in buona sostanza, ipotizziamo noi, lavori iniziati senza preventiva autorizzazione paesaggistica di cui all’art. 146 del D. Lgs 42/2004 e/o senza quella monumentale relativa ai beni culturali ex art. 21 della medesima disposizione legislativa.

Ora, a nostro parere la questione è stata erroneamente gestita esclusivamente da un punto di vista politico.

Ed infatti, è del tutto evidente che nessuna autorizzazione doveva essere richiesta e nessun preventivo nulla osta doveva essere ottenuto.

A dircelo è la stessa normativa in materia laddove il recente D.P.R. n. 31 del 13.02.2017 (vedasi il suo art. 4) esclude la necessità di autorizzazione paesaggistica – anche semplificata – per una serie di interventi puntualmente individuati nell’allegato “A” allo stesso decreto, seppure effettuati in aree assoggettate a vincolo paesaggistico quali i centri storici.

Più in particolare, sono ricomprese in questo ambito (Allegato A voce n.10) e quindi non necessitano di alcuna preventiva autorizzazione “le opere di manutenzione e di adeguamento degli spazi esterni, pubblici o privati, relative a manufatti esistenti, quali marciapiedi, banchine stradali, aiuole, componenti di arredo urbano, purché eseguite nel rispetto delle caratteristiche morfo-tipologiche, dei materiali e delle finiture preesistenti, e dei caratteri tipici del contesto locale”: trattasi, come ben evidente, proprio della fattispecie dei lavori interrotti a Viale Garibaldi rispetto alla quale, quindi, non andava richiesta alcuna preventiva autorizzazione paesaggistica proprio perché tassativamente esclusa per Legge.

Ma non basta!

Anche con riferimento all’autorizzazione monumentale relativa ai beni culturali, ai sensi dell’art. 21 d.lgs. n. 42/2004, riteniamo che non occorresse richiedere alcunchè.

Ed infatti, l’art. 10, comma 4, lett. g e comma 5, del d.lgs. n. 42/2004 elenca fra i beni culturali le vie e le pubbliche piazze, strade ed altri spazi urbani di interesse artistico o storico, qualora però la loro esecuzione risalga ad oltre 70 anni (art. 10 co. 4, lett. g e co. 5); questi beni rimangono assoggettati alle previsioni di tutela fino alla (eventuale) verifica dell’interesse storico culturale ex art. 12 co. 2.

Ora, nel nostro caso di specie il selciato di che trattasi non risale certamente ad oltre settanta anni fa essendo infatti stato realizzato solo alla fine degli anni 50 – inizio anni 60 dello scorso secolo al pari della stessa siepe: ergo, anche in questo caso nessuna autorizzazione era necessaria.

Non riusciamo a comprendere, quindi, il perché di tale impasse che ha creato e sta ancora oggi creando notevoli disagi alla cittadinanza, in primis a coloro che abitano e/o svolgono attività economiche lungo Viale Garibaldi e che sta mettendo a repentaglio lo stesso Comune da possibili azioni risarcitorie da parte della ditta appaltatrice dei lavori a causa del fermo del cantiere nonchè dalla stessa Regione Lazio che potrebbe procedere con una revoca del finanziamento laddove l’opera pubblica non fosse completata nel rispetto dei termini previsti per Legge.

Il tutto, poi, senza considerare ulteriormente il terribile spettacolo che si mostra agli occhi di coloro (turisti o meno che siano) che entrano in Viale Garibaldi che, ricordiamo a noi stessi, essere la porta d’ingresso al paese per chi provenga da Roma ed ancora il pericolo di possibili (ma speriamo evitabili) perizie di variante (con relativo aumento della spesa a carico della Comunità) propedeutiche alla ripresa ed al completamento dei lavori.

In tutta questa incertezza, quindi, non abbiamo minimamente compreso l’atteggiamento attendista del Sindaco che, a nostro parere e per quanto a nostra conoscenza, sta cercando di risolvere la questione con modalità che stanno oltremodo allungando i tempi oramai invece non più procrastinabili.

Perché, ci chiediamo noi, dopo ben oltre cinque mesi dalla sospensione dei lavori non si riesce ancora a trovare una soluzioneallorquando la normativa in materia è oggettivamente chiara nell’escludere la necessità di preventive autorizzazioni?

E perché, ci chiediamo ancora noi, non si è almeno intrapresa un’azione giudiziaria al fine di far luce sulla vicenda, magari chiedendo al competente Tribunale Amministrativo una pronuncia in sede cautelare che potesse consentire la prosecuzione dei lavori?

In un caso del tutto analogo al nostro, infatti, il Tar della Campania si era pronunciato accogliendo l’istanza cautelare presentata da un Comune (nella specie quello di Caggiano) riguardante la sospensione immediata dei lavori nel Centro Storico consentendone il ripristino, poiché “risulta preminente la salvaguardia dell’interesse comunale al loro tempestivo completamento – si legge nell’ordinanza – nel rispetto dei tempi necessari al fine della conservazione dell’ottenuto finanziamento”.

Sempre lo stesso Tar della Campania, poi, sempre con riferimento ad una ordinanza di sospensione dei lavori in un centro storico aveva invitato il Comune a fornire “una dettagliata relazione descrittiva, arricchita di adeguata documentazione grafica e fotografica, intesa a evidenziare lo stato attuale dei luoghi e le modifiche che esso subirebbe per effetto dell’eventuale completamento dei lavori” al contempo invitando però la Soprintendenza a presentare una documentazione che evidenziasse gli elementi di carattere storico–culturale non ancora compromessi dai lavori e le eventuali modiche previste per il completamento: e sì perché nel nostro caso di specie i lavori certamente miglioravano esteticamente il quadro d’insieme del viale concorrendo altresì alla sua definitiva messa in sicurezza e comunque le valutazioni della Soprintendenza non possono mai sfociare nel ibero arbitrio così come chiarito da dal T.A.R. Veneto, sez. II, nella sentenza del 20 marzo 2014 n. 361, che con riferimento alle valutazioni paesaggistico-ambientali di competenza della Soprintendenza afferma che: “Orbene, il Collegio è ben consapevole, così concordando con le statuizioni già espresse in occasione della precedente sentenza, n. 1321/2006, della natura eminentemente discrezionale del potere attribuito alla Soprintendenza per valutare la compatibilità degli interventi con il vincolo imposto sull’area circostante la Basilica di Santa Giustina: tuttavia, pur rispettando i limiti che la natura di tale potere impone, anche ai fini del giudizio di legittimità in questa sede richiesto, è necessario valutare se effettivamente la valutazione operata dalla Soprintendenza nel caso in esame sia espressione di un giudizio immune da profili di illogicità e/o da profili che ne denotino lo sviamento, così da risultare, proprio perché caratterizzato da ampia discrezionalità, privo di valide argomentazioni, al punto da sfociare nell’arbitrio o meglio in un provvedimento che non contiene adeguate ragioni e validi presupposti per giustificare le limitazioni imposte”.

In buona sostanza, siamo convinti che il Sindaco avrebbe dovuto manifestare una maggiore sicurezza ed un maggior coraggio nel prendere il toro per le corna facendo valere la sua posizione istituzionale: avrebbe dovuto, a nostro parere, prendersi l’onere e l’onore di fare delle scelte immediate nel superiore interesse della sua collettività così di fatto impedendo uno spettacolo visivo quanto meno poco decoroso per il nostro Paese e il rischio di un forte aumento della spesa!

Confidiamo, quindi, che quanto prima si fuoriesca da questa situazione di stallo: ne va dell’immagine del nostro paese e della dignità dei suoi abitanti».

Commenta con il tuo account Facebook
Print Friendly, PDF & Email